GRANDI AZIENDE IN STATO DI INSOLVENZA: MISURE A SOSTEGNO DELLE PMI DELL’INDOTTO

Lo scenario di decrescita dell’economia osservato negli ultimi mesi ha prodotto una forte inflessione in alcuni mercati di beni ritenuti “strategici” per la nostra economia. Una delle principali conseguenze è la situazione di crisi in cui si sono trovate alcune grandi aziende che hanno registrato frenate d’arresto nelle vendite ai consumatori e che, da un lato, sono state costrette ad attivare ammortizzatori sociali (come la cassa integrazione) per molti dipendenti, dall’altro si sono ritrovate in situazione di insolenza verso i creditori (tra cui i fornitori di materie prime). Per “grandi imprese” si intendono le aziende sopra i 250 dipendenti e i 50 milioni di fatturato: realtà numericamente in netta minoranza nel nostro paese, fortemente legate però ad un enorme substrato industriale fatto di piccole e medie imprese (PMI) – circa il 90% delle aziende italiane – che ne costituiscono i “fornitori locali”. Questo grande bacino di PMI costituisce spesso il cosiddetto “indotto” delle grandi imprese, ovvero quella schiera di piccole realtà che sopravvivono trainate dalla potenza della grande azienda da cui “ricevono lavoro” nei vari livelli a monte della catena di fornitura.

La crisi che ha colpito alcune grandi aziende si riflette inevitabilmente sulle PMI che costituiscono il relativo indotto industriale e che, a causa delle piccole dimensioni aziendali e di una spesso precaria solidità patrimoniale, rischiano di non sopravvivere a periodi prolungati di “mancanza di lavoro” e crisi nei mercati a valle.

È in questo contesto che il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, ha approvato un disegno di legge contenente misure che hanno l’obiettivo di sostenere le piccole e medie imprese che si ritrovano in crisi a causa delle grandi aziende, loro clienti, che sono in stato di insolvenza ed ammesse alla procedura di amministrazione straordinaria. Lo stato di insolvenza, ossia l’incapacità di saldare i debiti contratti, di una grande azienda verso un fornitore può creare un danno importante alle casse di quel fornitore che, specie se si tratta di una piccola azienda, rischia di ritrovarsi impossibilitato a continuare nell’attività. Una situazione finanziaria critica per una PMI, infatti, può voler dire non poter accedere al credito, poiché nessun istituto di credito gli concederebbe dei prestiti, e dunque non disporre di liquidità per poter acquistare materie prime e produrre.

Ma, innanzitutto, quali sono le PMI che possono accedere a tali misure? Le imprese, per l’accesso, devono aver prodotto, negli ultimi due esercizi, almeno il 70% del fatturato nei confronti del cliente (committente) che si trova in stato di insolvenza, ammesso alla procedura di amministrazione straordinaria.

Vediamo ora le principali iniziative del decreto.

La prima misura del decreto è quella di far sì che il Fondo di Garanzia per le PMI, strumento operativo dal 2000, si faccia garante dei prestiti concessi alle piccole e medie imprese coinvolte fino all’80% dell’importo.

Inoltre, le PMI coinvolte possono richiedere contributi a fondo perduto per abbattere il tasso di interesse richiesto dagli istituti di credito per il prestito necessario, nei limiti della disciplina europea “de minimis”.

Per quanto riguarda i lavoratori delle aziende PMI coinvolte che si ritrovano a dover sospendere o ridimensionare l’attività lavorativa, il decreto stabilisce che l’INPS riconosca, per il 2024, un’integrazione al reddito e relativi contributi, per un periodo di massimo sei settimane. Per evitare ritardi nei salari e conseguenze per le tasche dei lavoratori, le integrazioni sono erogate direttamente dai datori di lavoro (se non richiesto diversamente) ad ogni periodo di paga e, successivamente, rimborsate all’azienda dall’INPS.

Leonardo Cervesato

Redattore di Lexacivis

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