di Leonardo Pietro Cervesato – Dottore in ingegneria gestionale e redattore di Lexacivis

Airbnb è una community nata nel 2008 da un’idea di Brian Chesky. e Joe Gebbia. I due, non riuscendo a pagare l’affitto del loft che occupavano a San Francisco, decidono di affittarne una parte ad alcune persone interessate ad una conferenza annuale in città in quel periodo, sfruttando il fatto che la disponibilità negli hotel si era esaurita. L’anno successivo l’idea innovativa diventa realtà aziendale con l’intervento di Y Combinator, un incubatore di start-up americano, grazie al quale nasce ed inizia ad espandersi Airbnb.com.

Airbnb, ad oggi, è una delle maggiori piattaforme che permette di affittare per brevi periodi qualsiasi forma di alloggio, dagli appartamenti alle barche, dalle ville ai castelli.

Dal momento della sua creazione, la community è cresciuta arrivando a contare fino a 4 milioni di host, che a loro volta hanno accolto oltre 800 milioni di ospiti.

Il 10 dicembre 2020 Airbnb è sbarcata in borsa, registrando consensi e fiducia dai mercati ben al di sopra delle aspettative, dopo mesi di grandi difficoltà e profondi cambiamenti, mentre è ancora in corso una pandemia che ha messo in grave disagio i viaggi e il turismo.

SITUAZIONE SOCIETARIA 

Quello del turismo è stato ed è tuttora uno dei settori più duramente colpiti dalla pandemia di COVID-19, e per questo la società aveva avuto e stava attraversando un periodo di difficoltà, con conseguente calo del fatturato e delle previsioni nel breve periodo. Per combattere la crisi, i founder ed i vertici societari hanno intrapreso strategie di profondo cambiamento, fatto di scelte radicali di gestione del personale e di rifocalizzazione delle strategie di marketing.

La società, al momento della quotazione in borsa, era incerta sulla propria capacità di comunicare al mercato ed agli investitori la validità di questa nuova strategia, e dubbiosa di come gli investitori avrebbero accolto le nuove scelte, sia sulla ridefinizione dei conti sia sulle strategie di marketing.

FORMULAZIONE DELLA IPO E DIFFICOLTÀ DI VALUAZIONE

All’alba dell’entrata nel mercato azionario, Airbnb si è trovata a dover elaborare una IPO.

La IPO (dall’inglese initial public offering) è l’offerta pubblica iniziale che una società che intende quotarsi su un mercato regolamentato deve formulare, proponendo agli investitori un prezzo per le proprie azioni che intende vendere per la prima volta. Il prezzo dell’azione viene calcolato dall’azienda con l’ausilio di consulenti e potenziali investitori sulla base di molteplici parametri e, come per la messa in commercio di un qualsiasi prodotto, deve essere coerente con il valore di quanto offerto (in questo caso di una parte rappresentativa dell’azienda) e con ciò che l’investitore è disposto a pagare (in questo caso per le azioni di quella società). Essendo il risultato di molteplici valutazioni, il prezzo che un’azienda propone per le proprie azioni incorpora molti fattori, come ad esempio i flussi di cassa futuri, le stime di rendimento futuro, le stime di crescita del mercato nel breve e nel lungo periodo. D’altro canto, la disponibilità di un investitore nel comprare quelle azioni dipende dalla fiducia che egli ripone nell’azienda, in termini di capacità di crescita, di investimento e di sviluppo.

Naturalmente, l’obiettivo ultimo di un’azienda prossima ad una IPO è quello di vendere le proprie azioni e ad un prezzo il più possibile elevato, così da massimizzare i ricavi ottenuti dalla quotazione. Il trade off si crea però dovendo calibrare il valore del prezzo per poterlo rendere appetibile al mercato (e quindi non troppo elevato), invogliando quindi gli investitori a comprare, ma sempre mantenendolo coerente con le valutazioni sul valore reale dell’azienda.

Diversi analisti e consulenti di Airbnb si erano esercitati a conteggiare sul giusto valore dell’azienda, ma con una difficoltà di fondo: non c’è un vero competitor di Airbnb che sia quotato in borsa e quindi, come tutti i modelli di business radicalmente nuovi, la valutazione non è stata semplice. L’esistenza di un concorrente già presente sui mercati finanziari da cui poter prendere dei parametri da usare nella stima e con cui poter effettuare dei paragoni, infatti, semplifica l’analisi, rendendo più affidabile la formulazione di una IPO.

UNDERPRICING E ASIMMETRIA INFORMATIVA

Gli advisor finanziari di Airbnb sono stati particolarmente cauti, formulando un prezzo di offerta con uno sconto notevole rispetto a quello che poi si è dimostrato essere sul mercato il vero valore della società: Airbnb, quindi, alla chiusura del suo primo giorno in borsa, ha registrato un under pricing molto significativo.

L’under pricing si verifica quando, nel caso di una IPO, il prezzo che viene proposto dall’azienda è più basso rispetto al prezzo di chiusura delle contrattazioni del primo giorno. Dopo la vendita delle azioni da parte della società agli investitori (mercato primario), coloro che hanno acquistato i titoli possono metterli all’asta rivendendoli ad altri investitori (mercato secondario). Questo meccanismo, se ci sono investitori disposti a comprare ad un prezzo sempre maggiore, determina un progressivo incremento del valore delle azioni (del loro prezzo) sul mercato secondario, fino alla chiusura della giornata, fissando così il prezzo di chiusura (prezzo di closing).

Questo fenomeno è spesso una conseguenza di asimmetrie informative tra la società e gli investitori.  Airbnb era incerta sulla sua capacità di comunicare al mercato il proprio valore, l’affidabilità delle nuove strategie e la propria capacità di superare il periodo negativo, e quindi non era sicura che gli venisse riconosciuto un prezzo elevato per le azioni. Gli azionisti invece, in questo caso, hanno mostrato una forte considerazione del valore dell’azienda e del piano strategico messo in atto per combattere il periodo di crisi causato dalla pandemia in corso, determinando un forte aumento del prezzo delle azioni nel mercato secondario, rispetto a quello di apertura.

La bontà della previsione fatta dalla società durante la formulazione dell’offerta iniziale si può misurare confrontando il prezzo di chiusura e quello di apertura della giornata in cui avviene l’entrata nel mercato. Tanto maggiore è la differenza, tanto il prezzo iniziale proposto dall’azienda poteva essere più alto e quindi determinare maggiori guadagni.

La proposta di Airbnb di un prezzo di apertura significativamente inferiore rispetto a quello di chiusura, è costato alla società.

Le azioni, infatti, vengono messe all’asta e progressivamente comprate, ma un eventuale aumento del loro prezzo viene registrato sul mercato secondario, senza portare vantaggi alla società emittente.

Airbnb, quindi, se avesse previsto con maggior precisione l’effettivo valore di mercato delle proprie azioni e la positiva valutazione che gli azionisti avrebbero fatto sull’azienda e sulle sue scelte strategiche, avrebbe potuto proporre un prezzo iniziale maggiore e ottenere così conseguenti maggiori guadagni dalla quotazione.

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