In data 3 novembre, il Consiglio dei ministri, su proposta della Presidente Giorgia Meloni e della Ministra per le riforme istituzionali e la semplificazione normativa Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha approvato un disegno di legge costituzionale per l’introduzione dell’elezione diretta del Presidente del Consiglio dei ministri e la razionalizzazione del rapporto di fiducia.
“La madre di tutte le riforme”, così definita dalla premier Meloni, ha l’obiettivo di “garantire il diritto dei cittadini a decidere da chi farsi governare mettendo fine alla stagione del trasformismo e dei governi tecnici” e “l’orizzonte di fine legislatura di chi viene eletto”.
Quanto al contenuto del Ddl approvato ad unanimità dal CdM:
- prevede una modifica all’articolo 92 della Costituzione: si introduce un meccanismo di legittimazione democratica diretta del Presidente del Consiglio dei ministri, eletto a suffragio universale con apposita votazione popolare che si svolge contestualmente alle elezioni per le Camere, mediante una medesima scheda. Si prevede, inoltre, che il Presidente del Consiglio sia eletto nella Camera per la quale si è candidato e che, in ogni caso, sia necessariamente un parlamentare;
- fissa in cinque anni la durata dell’incarico del Presidente del Consiglio, favorendo la stabilità del Governo e dell’indirizzo politico;
- affida alla legge la determinazione di un sistema elettorale delle Camere che, attraverso un premio assegnato su base nazionale, assicuri al partito o alla coalizione di partiti collegati al Presidente del Consiglio il 55 per cento dei seggi parlamentari, in modo da assicurare la governabilità;
- interviene sull’articolo 94 della Costituzione prevedendo che il Presidente del Consiglio dei ministri in carica possa essere sostituito solo da un parlamentare della maggioranza e solo al fine di proseguire nell’attuazione del medesimo programma di Governo. L’eventuale cessazione del mandato del sostituto così individuato determina lo scioglimento delle Camere;
- supera infine, il secondo comma dell’articolo 59, precisando che i senatori a vita già nominati restano comunque in carica fino alla scadenza del mandato, mentre per gli ex presidenti della Repubblica rimane in ogni caso il diritto di diventare senatore a vita.
De-Graft Adomako
Presidente Lexacivis