Tra gli interventi di riforma che il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha compiuto, certamente, quello in merito all’abrogazione del reato dell’abuso d’ufficio è quello che ha fatto più discutere. Infatti, sono state ben quattordici le ordinanze (tredici dei giudici di merito e una della Corte di Cassazione) che hanno sollevato questioni di legittimità sulla legge stessa.
Il reato dell’abuso d’ufficio e la sua abrogazione
“Salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto, è punito con la reclusione da uno a quattro anni”.
Questa era la disposizione dell’articolo 323 del codice penale che disciplinava il reato di abuso d’ufficio, poi abrogato dall’art. 1, comma 1, lettera b) della Legge 9 agosto 2024, n. 114.
L’abuso d’ufficio. lo ricordiamo, era un reato volto a tutelare il buon andamento della Pubblica Amministrazione nonché il patrimonio del terzo danneggiato dall’abuso del pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni o del servizio.
L’abrogazione di tale reato dal punto di vista normativo ha creato un vuoto al quale il Governo ha subito rimediato introducendo una nuova fattispecie di reato (indebita destinazione di denaro o cose mobili) ora regolata dall’articolo 322 bis del codice penale, evitando così che l’Italia venisse sanzionata per aver violato la Direttiva europea 2017/1371.
Legge 9 agosto 2024, n. 114 e la questioni di legittimità costituzionale
L’approvazione della legge Legge 9 agosto 2024, n. 114 ha suscitato numerose critiche ma soprattutto ha sollevato diverse questioni di legittimità costituzionale.
Ed è proprio per discutere di queste ultime che la Corte Costituzionale si è riunita in camera di consiglio, lo scorso 7 maggio.
La consulta si è pronunciata con una sentenza, le cui motivazioni si conosceranno solo nelle prossime settimane, in merito alle questioni di legittimità sollevate da quattordici ordinanze differenti.
Nello specifico, come si legge dal comunicato stampa diffuso l’8 maggio dalla stessa Corte Costituzionale, sono state dichiarate ammissibili le questioni in riferimento agli obblighi derivanti dalla Convenzione di Merida sulla corruzione.
Dalla Convenzione, prosegue poi il comunicato, non è ricavabile né l’obbligo di prevedere il reato di abuso d’ufficio né il divieto di abrogarlo se già presente nell’ordinamento.
In conclusione, la sentenza stabilisce che non vi sono violazioni degli obblighi internazionali da parte del Governo italiano, pertanto la legge che abroga il reato d’abuso d’ufficio è legittima.
Gloria Vindigni
Direttrice di Lexacivis