Recentemente la Corte costituzionale è nuovamente intervenuta su un argomento molto delicato: il suicidio medicalmente assistito, ossia quando una persona gravemente malata chiede un aiuto per porre fine alla propria vita.
Il paletto del sostegno vitale
La Corte ha confermato una regola che aveva già stabilito in passato: se una persona vuole ricevere aiuto per morire senza che chi la aiuta sia punito, deve essere una persona la cui vita dipende da macchinari o cure che la tengono in vita (come un respiratore, una macchina per la dialisi, ecc.).
La Corte, quindi, ribadisce un concetto chiave, ossia quello di sostegno vitale. Per capire meglio, immaginiamo una persona che, se venisse staccata da una macchina o interrompesse una terapia essenziale, morirebbe in poco tempo. Quel trattamento o quella macchina è il suo sostegno vitale. Dunque, per ora, solo chi è in questa condizione può chiedere legalmente l’aiuto a morire.
Le richieste di allargare le maglie sono state rifiutate
Il Tribunale di Milano aveva chiesto alla Corte di cambiare il paletto del sostegno vitale, in modo che l’aiuto a morire potesse essere concesso anche a chi non dipende da macchinari. Ma la Corte non ha ritenuto valide le motivazioni per allargare queste possibilità, affermando l’infondatezza delle questioni sulla legittimità costituzionale dell’art. 580 del Codice penale.
Precisiamo che quando si parla di legittimità costituzionale di una legge (in questo caso di un articolo del Codice penale), si intende chiedere alla Corte: questa legge rispetta i principi della Costituzione? Se la Corte risponde che una questione di legittimità non è fondata, significa che non ha trovato motivi validi per dire che la legge in questione sia in contrasto con la Costituzione.
La palla torna al Parlamento: ora tocca ai politici
Anche se la Corte ha mantenuto la regola del sostegno vitale, ha lanciato un messaggio molto chiaro alla politica. L’argomento è troppo importante e delicato e, di conseguenza, c’è bisogno di una legge completa che regoli tutto il tema del fine vita. Quindi, la decisione presa dalla Corte rimane valida al momento, con la possibilità per il Parlamento di varare una legge diversa rispetto alla sentenza dei giudici costituzionali, purché rispettosa dei diritti e delle esigenze delle persone.
La Corte costituzionale riprende una prassi consolidata in questi ultimi anni, ossia quella dell’appello al Legislatore. Questa è una richiesta che la Corte fa al Parlamento di intervenire su una certa materia attraverso una disciplina organica, cioè con una legge completa che affronti tutti gli aspetti del problema, senza lasciare buchi o incertezze.
L’importanza di aiutare i malati (non solo a morire)
La Corte ha anche ricordato un altro punto fondamentale per la nostra Costituzione: lo Stato ha il dovere di prendersi cura dei malati gravi, offrendo loro tutto l’aiuto necessario (medico, sociale, psicologico). Ha espresso preoccupazione in quanto, in Italia, ci sono ancora troppe difficoltà nell’accesso alle cure palliative (cure che mirano a migliorare la qualità della vita dei malati terminali) e ci sono poche persone specializzate in questo campo.
Conclusione
In sintesi, la Corte ha mantenuto una linea prudente sul suicidio medicalmente assistito, ma ha spinto con forza il Parlamento a fare una legge chiara e completa sul fine vita, che tenga conto sia della libertà di scelta delle persone sia del dovere dello Stato di assisterle e curarle al meglio fino alla fine.
Edoardo Maniago
Vicepresidente Lexacivis