NUMERO CHIUSO IN CARCERE: PROPOSTA DI LEGGE FINALIZZATA AD UMANIZZARE L’USO DELLA PENA DETENTIVA

di Melissa Stella – Presidente dell’associazione Sisifo

Lo scorso 24 luglio, nella sala stampa di Montecitorio, Riccardo Magi (+Europa) assieme a Patrizio Gonnella (Presidente Associazione Antigone), Stefano Anastasia (Garante delle persone private della libertà personale del Lazio), Franco Corleone (Presidente Società della Ragione) e Caterina Pozzi (Presidente del Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti) hanno illustrato la proposta di legge a prima firma Magi e sottoscritta da deputati di AVS, Italia Viva e PD finalizzata a introdurre il numero chiuso negli istituti di pena italiani.

Il problema del sovraffollamento

La proposta di legge si presenta come una misura strutturale volta a contrastare il grave e urgente problema del sovraffollamento carcerario, infatti, secondo i dati forniti dal Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, al 30 maggio 2025 le persone detenute erano 62.722, i posti regolarmente disponibili ammontavano a 46.706 rispetto a una capienza regolamentare di 51.285, contando un divario di 4.579 posti (differenza tra capienza regolamentare e posti regolarmente disponibili).

Il sovraffollamento carcerario impedisce la funzione rieducativa della pena, costringe i soggetti a vivere, ogni giorno, in condizioni disumane, pregiudica l’assistenza sanitaria e psicologica, compromette la sicurezza interna e complica il lavoro degli operatori, la persona detenuta viene identificata attraverso un numero, ritrovandosi a scontare una ‘’doppia pena’’: la privazione della libertà in un contesto degradato che viola i diritti umani. Questi aspetti, seppur toccati in modo sintetico, fanno intuire un nesso logico tra sovraffollamento e suicidi, come ha detto l’OMS, il suicidio non ha una sola causa, ma è il risultato complesso dell’intersezione tra più fattori. È vero che ogni istituto di pena ha le sue problematiche specifiche, ma il fenomeno del sovraffollamento, oltre ad essere accomunante, è un problema che, inevitabilmente, genera altri problemi creando un susseguirsi di situazioni complesse che mettono a repentaglio la salute fisica e mentale della persona detenuta.

Patrizio Gonnella, definisce il sovraffollamento carcerario non come una ‘’calamità naturale, un vulcano, un terremoto o un maremoto’’, bensì come ‘’il prodotto di scelte politico-criminali’’. Il potenziamento del sistema penitenziario attraverso interventi edilizi volti a costruire più carceri è parallelo all’idea di una pena finalizzata al mero contenimento di persone che hanno sbagliato e che devono pagare, che non considera il fatto che il carcere deve essere un luogo idoneo per reinserire il soggetto e quindi, ancora prima, per rieducarlo (ma anche, educarlo) fare in modo che si crei un contesto sano, mettendo a disposizione strumenti di lavoro e  formazione, attento alle esigenze di persone in quanto tali. Gli istituti di pena non devono commisurare la propria capienza solamente sui metri quadri ma anche sul personale penitenziario che si ritrova in prima fila a occuparsi dei soggetti detenuti che, ovviamente, a causa del sovraffollamento, risulterà sempre in deficit.

Questo problema non riguarda solamente il mondo degli adulti, infatti, gli IPM (Istituti Penali Minorili) si ritrovano nella medesima situazione. Il Decreto Caivano, entrato in vigore nel settembre 2023, ha ampliato la possibilità di custodia cautelare per i minorenni e ridotto l’accesso alle misure alternative al carcere, in coerenza con una visione carcero centrica che riduce la pena a mero strumento di repressione.

Il principio di extrema ratio che definisce il diritto penale come ultimo strumento d’intervento in ragione della sua afflittività, nel contesto attuale sembra essere dimenticato. Costruire più carceri non è solamente una soluzione preconfezionata che non affronta il problema alla radice, ma, crea un circolo vizioso dove le strutture si adeguano al numero dei reati, che, aumenta sempre di più.

Che cosa dice la proposta di legge?

L’iniziativa legislativa si inserisce in una riforma già avviata che ambisce a discostarsi dalla visione carcero centrica affidandosi a strumenti che esaltino il rispetto della dignità umana, si pensi alla proposta di legge volta all’istituzione di case territoriali di reinserimento sociale accessibili a soggetti condannati per pene brevi. Inoltre, Gonella, durante la conferenza stampa, ricorda la presa di posizione della Corte costituzionale tedesca che invita lo Stato a rinunciare al suo potere punitivo nel caso in cui la mancanza di spazio in carcere pregiudichi la dignità umana. Infatti, le Corti (Corti straniere, Corte EDU e Corte costituzionale italiana) sono anni che sollecitano il legislatore a intervenire per contrastare il fenomeno del sovraffollamento carcerario.

La proposta viene definita da Stefano Anastasia come una ‘’clausola di salvaguardia del sistema’’, ancora, ‘’è necessario affermare il principio che la responsabilità dello Stato durante l’esecuzione penale ha il limite che deriva dalla sua stessa capacità di garantire la dignità della persona’’.

Franco Corleone, definisce questa iniziativa come ‘’ una misura di grande civiltà’’, ricordando che le REMS (strutture sanitarie che ospitano autori di reato affetti da patologie psichiatriche sottoposti a misura di sicurezza) hanno un numero chiuso che garantisce trattamenti sanitari più efficaci.

La proposta introduce un tetto massimo alla capienza carceraria: se ad una persona non viene garantito un posto letto regolare, la pena verrà eseguita in forma alternativa (forme di detenzione domiciliare) fino a che non venga liberato il posto in carcere. Il Ministero della Giustizia, secondo l’ordine cronologico di emissione delle condanne, dovrà predisporre una lista d’attesa delle persone condannate e un censimento dei posti agibili per ciascun istituto ‘’bloccando’’ i posti riservati alle persone che hanno commesso reati gravi contro la persona o associativi.

Si tratta quindi di un meccanismo che si pone in contrasto con l’automatismo: sovraffollamento = costruiamo più carceri.

In questa iniziativa si responsabilizza lo Stato e propone l’utilizzo di strumenti che sono già presenti nel nostro ordinamento dimostrando che non c’è necessità di appesantire il Codice penale attraverso l’introduzione di nuovi reati e potenziare il sistema tramite iniziative edilizie, è una misura strutturale, non emergenziale che non vuole offrire soluzioni semplici a problemi complessi.

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