PERSONE CON DISABILITÀ: UN PROGETTO DI VITA IN AUTONOMIA, TUTELE PER LAVORATORI AUTONOMI, DIPENDENTI E CAREGIVER

Il 3 dicembre ricorre la  Giornata internazionale delle persone con disabilità, istituita dalle Nazioni Unite.

Tale Giornata volta a far riflettere sui diritti e sul benessere psicofisico delle persone con disabilità richiama il principio fondamentale dell’uguaglianza  e la necessità di garantire loro la piena ed effettiva partecipazione alla sfera politica, sociale, economica e culturale della società.

Nel nostro ordinamento le persone con disabilità sono tutelate dalla legge 5 febbraio 1992 n.104, la quale però, ancora oggi non attua pienamente quanto stabilito a livello europeo.

Suddetta legge, infatti, risulta a distanza di più di trent’anni dalla sua approvazione, essere obsoleta e non rispecchiare le esigenze della società contemporanea,

Per questo il legislatore, anche grazie ai fondi del PNRR, ha scelto di intervenire operando una significativa riforma della normativa sulla disabilità.

La riforma ha introdotto importanti cambiamenti già a partire dal 2025, ma va detto, che ne sono previsti altri a partire dal 1° gennaio 2026.

Le novità introdotte nel 2025 

Il primo intervento di modifica della legge 104/92 si ha con il Decreto Legislativo 3 maggio 2024, n. 62, nel quale il legislatore intende, come prima cosa, dare una nuova definizione di disabilità: una  duratura  compromissione fisica, mentale, intellettiva, del neurosviluppo o sensoriale che, in interazione con barriere di diversa natura, puo’ ostacolare la  piena ed effettiva partecipazione nei diversi contesti di vita su  base  di uguaglianza con gli altri (art.2 comma 1 lett. a);  dal punto di vista  linguistico utilizza, altresì, il termine persona con disabilità, superando le vecchie terminologie dal carattere discriminatorio. 

Il secondo aspetto riguarda la valutazione di base della disabilità che diventa un procedimento unitario e multidisciplinare onnicomprensivo delle esigenze, dei desideri e delle aspettative dell’individuo, promuovendo la sua autonomia e partecipazione attiva nella società. 

Tale procedimento si articola in quattro fasi e prevede la collaborazione di diverse figure professionali (due medici nominati dall’inps, un professionista sanitario in rappresentanza delle associazioni di categoria e un professionista che valuta la sfera psico-sociale)  oltreché della persona interessata.

La nuova modalità di accertamento, volta a semplificare e velocizzare il riconoscimento della disabilità è stata avviata in via sperimentale, prima, in 9 province italiane (Brescia, Catanzaro, Firenze, Forlì-Cesena, Frosinone, Perugia, Salerno, Sassari e Trieste.) poi, estesa in altre 11 (Alessandria, Lecce, Genova, Isernia, Macerata, Matera, Palermo,Teramo,Vicenza, Trento e Aosta), fino ad arrivare a tutte le altre restanti tra il 2026 e il 2027.

Essa, vede come unico titolare l’INPS e prende avvio con la presentazione del certificato medico introduttivo, successivamente, durante la visita verrà compilato il cosiddetto questionario WHODAS (36 domande che valutano l’impatto della disabilità sulla vita quotidiana) che sarà parte integrante del certificato unico redatto dalla commissione, quest’ultimo infine consentirà l’erogazione delle prestazioni economiche previste dalla legge. 

Oltre a quanto introdotto dal D.L. 62/2024 importanti novità sono state  dalla legge 25 luglio 2025, n. 106 la quale non sostituisce ma integra quanto previsto dalla legge 104/92.

Cosa cambierà dal 1° gennaio 2026

La legge 106/25 disciplina “Disposizioni concernenti la conservazione del posto di lavoro e i permessi retribuiti per esami e cure mediche in favore dei lavoratori affetti da malattie oncologiche, invalidanti e croniche” ed è in vigore dal 9 agosto 2025, ma sarà operativa dal 1° gennaio 2026.

Tra le importanti novità di questa legge vi è sicuramente il fatto che, per la prima volta, vengono tutelati anche i lavoratori autonomi;  per dipendenti pubblici e privati con patologie oncologiche, croniche o invalidanti, oppure a chi assiste familiari con disabilità certificata pari almeno al 74%,vengono poi introdotte dieci ore di permesso retribuito da dedicare a visite, terapie ed esami che vanno ad aggiungersi ai tre giorni mensili già previsti.

Viene, altresì, introdotta  la possibilità per chi assiste una persona che rientra nelle condizioni si cui sopra, di un congedo straordinario (frazionato o continuativo) non retribuito della durata di 24 mesi che permette di conservare il posto di lavoro.

Infine viene istituito un fondo per i caregiver familiari.

Le prime riflessioni

Da tutte queste novità fanno scaturire delle riflessioni: quanto approvato dal legislatore può certamente considerarsi un passo avanti, ma comunque insufficiente.

Difatti, la normativa in esame ha in sé delle lacune in merito alla burocrazia: alcune modalità non sono ancora del tutto chiare. Una maggiore flessibilità nei confronti del lavoratore fragile apre uno spiraglio, in tema di lavoro più inclusivo, ma la mancata retribuzione in caso di congedo straordinario, fa venir meno la solidità economica richiesta per gestire la quotidianità.

Le aziende dal canto loro dovranno riorganizzarsi tenendo conto anche della percentuale di lavoratori che potranno beneficiare di tali agevolazioni.

Gloria Vindigni

Direttrice Lexacivis

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