REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, SUPERATE LE 500 MILA FIRME CONTRO LA RIFORMA NORDIO

E’ stata superata la soglia delle 500 mila firme per il referendum popolare contro la riforma costituzionale della giustizia promossa dal governo Meloni. Un risultato raggiunto in venticinque giorni, dunque con quindici giorni d’anticipo rispetto alla scadenza prevista, che si inserisce in un contesto di forte criticità istituzionale legato alle modalità di approvazione e di consultazione referendaria.

La riforma è stata approvata in via definitiva dal Senato il 30 ottobre scorso e interviene in modo significativo sull’assetto costituzionale della magistratura, introducendo, tra le principali innovazioni, la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e magistratura requirente.

In termini generali, la separazione delle carriere prevede che giudici e pubblici ministeri abbiano percorsi professionali distinti, propri organi di autogoverno e regole specifiche. Fino ad oggi, entrambi facevano parte di un unico corpo, la magistratura ordinaria e, condividevano il medesimo Consiglio Superiore della Magistratura.

Con la riforma viene così superato tale assetto mediante l’istituzione di due distinti organi:

  • il Consiglio Superiore della Magistratura giudicante, competente per i giudici;
  • il Consiglio Superiore della Magistratura requirente, competente per i pubblici ministeri.

La creazione di due carriere e di due CSM potrebbe accentuare la separazione funzionale al punto da ridurre il senso di appartenenza a un unico ordine giudiziario, come previsto dall’articolo 104 della Costituzione nella sua formulazione originaria. In particolare, la posizione del pubblico ministero potrebbe subire un eccessivo controllo da parte dell’organo esecutivo.

Un ulteriore elemento di rilievo è rappresentato dalla riforma del sistema disciplinare. La giurisdizione disciplinare viene sottratta al Consiglio Superiore della Magistratura e attribuita a un nuovo organo costituzionale: l’Alta Corte disciplinare. Composta da quindici giudici tra magistrati e giuristi di comprovata esperienza, questa Corte avrà il compito di decidere sulle questioni disciplinari riguardanti tutti i magistrati.

A tal proposito, per molti magistrati, vi è un elevato rischio di indebolire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, esponendola alla politica attraverso meccanismi di sorteggio e nomine parlamentari e sottraendo la funzione disciplinare al CSM.

In riferimento all’iter parlamentare, va detto che la riforma non ha ottenuto, né alla Camera né al Senato, la maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti necessaria per l’entrata in vigore immediata, ecco perché è stato richiesto un referendum confermativo.

Solitamente, dopo la pubblicazione della legge in Gazzetta Ufficiale, la Costituzione prevede un periodo di tempo di tre mesi per chiedere il referendum. In questo arco temporale i parlamentari, i Consigli regionali o i cittadini, possono raccogliere almeno 500 mila firme; solo una volta scaduti i termini e, dopo che la Cassazione ha stabilito il quesito definitivo, viene fissata la data del voto.

In questa occasione, il Governo, avendo preso atto della richiesta di referendum presentata dai parlamentari, già ammessa dalla Cassazione, ha convocato le urne per il 22 e 23 marzo, senza attendere la scadenza del termine utile per l’eventuale iniziativa referendaria popolare promossa da un gruppo di quindici giuristi contrari alla riforma.

Secondo i promotori del referendum di iniziativa popolare, tale decisione costituisce una forzatura che svuota di fatto il diritto dei cittadini a partecipare pienamente al procedimento referendario. Per questo motivo è stato presentato un ricorso urgente al TAR del Lazio contro la delibera del Consiglio dei ministri chiedendone l’annullamento o, quantomeno, la sospensione, per violazione delle garanzie procedurali e della prassi costituzionale consolidata.

Viene, infine, contestato il contenuto del quesito referendario di iniziativa parlamentare, sottolineando che esso sarebbe troppo generico e non chiarirebbe ai cittadini quali e quanti articoli della Costituzione verrebbero modificati. Al contrario, il quesito formulato dai promotori dell’iniziativa popolare indicherebbe in modo chiaro ed esplicito gli articoli della Costituzione oggetto di revisione, rendendo il voto più consapevole e informato.

De-Graft Adomako

Presidente Lexacivis

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