In pochi giorni, due giurie americane hanno emesso verdetti storici contro Meta. A Los Angeles per i danni psicologici causati dall’algoritmo; in New Mexico per aver esposto i minori ai predatori sessuali. Il modello di business dei social non sarà più lo stesso.
Il caso di Los Angeles
Il 9 febbraio 2026 si è aperto davanti alla Corte Superiore di Los Angeles un processo pilota destinato a orientare oltre 2.000 cause analoghe pendenti negli USA. A citare in giudizio Meta e Google è K.G.M., una ventenne californiana che sostiene di aver sviluppato — a causa dell’uso compulsivo di Instagram e YouTube iniziato da bambina — gravi problemi di salute mentale: ansia, depressione, dismorfia corporea e pensieri suicidi.
L’accusa non contesta singoli contenuti, ma l’architettura stessa delle piattaforme: infinite scroll, notifiche push, algoritmi che massimizzano il tempo online. Funzionalità deliberatamente progettate, si sostiene, per trattenere i giovani utenti il più a lungo possibile — a scapito del loro benessere.
La deposizione di Zuckerberg e il verdetto
Il 18 febbraio 2026, Mark Zuckerberg ha testimoniato sotto giuramento davanti a una giuria popolare — una prima assoluta per il fondatore di Meta. In quasi otto ore di interrogatorio ha negato che le piattaforme siano state progettate per creare dipendenza, ma ha ammesso le lacune nei sistemi di verifica dell’età, scusandosi per non averle risolte prima.
L’accusa ha portato in aula email interne in cui Zuckerberg fissava obiettivi di “tempo trascorso” sull’app, e un rapporto interno — mai pubblicato — che mostrava come i minori con esperienze traumatiche fossero più vulnerabili all’uso compulsivo dei social.
Il 25 marzo 2026 la giuria ha emesso il suo verdetto: Meta e Google sono responsabili dei danni subiti dalla querelante. Condanna a 6 milioni di dollari complessivi (3 compensativi e 3 punitivi), di cui il 70% a carico di Meta.
Il New Mexico
Mentre a Los Angeles si attendeva il verdetto, a Santa Fe si concludeva un processo parallelo e distinto. Il Procuratore Generale del New Mexico, Raúl Torrez, aveva citato Meta in giudizio nel 2023 dopo un’operazione sotto copertura: agenti dello Stato avevano creato profili fake di tredicenni su Instagram e Facebook, venendo immediatamente contattati da adulti con intenti predatori.
Il 24 marzo 2026 la giuria ha stabilito che Meta ha violato consapevolmente la legge statale sui consumatori (Unfair Practices Act), inducendo gli utenti in errore sulla sicurezza delle piattaforme e favorendo l’accesso di predatori sessuali ai minori. La condanna è di 375 milioni di dollari — il massimo previsto dalla legge, calcolato su 37.500 utenti danneggiati, pari a un quarto degli adolescenti dello Stato. Il New Mexico diventa così il primo Stato americano a prevalere in giudizio contro una grande azienda tecnologica per danno ai minori. Il procuratore Torrez ha già annunciato che chiederà al tribunale di obbligare Meta a modificare le proprie app.
Il nodo giuridico
Entrambi i casi ruotano attorno alla stessa questione giuridica: le piattaforme possono essere ritenute responsabili non per ciò che gli utenti pubblicano, ma per come le app sono progettate? La risposta di due giurie diverse, in due Stati diversi, è stata sì.
Questa distinzione è cruciale perché permette di aggirare la Sezione 230 del Communications Decency Act — lo scudo legale che normalmente protegge le piattaforme dai contenuti di terzi, inquadrando il danno come conseguenza di un “prodotto difettoso“.
Cosa succede ora
Meta ha annunciato ricorso in entrambi i casi. Il processo di Los Angeles entrerà in una seconda fase per determinare eventuali ulteriori danni; quello del New Mexico riprenderà a maggio, con un giudice chiamato a stabilire se le piattaforme abbiano creato un “pubblico pericolo” e a imporre modifiche strutturali alle app.
Sul piano globale, oltre 40 procuratori generali statali hanno cause aperte contro Meta, e un processo federale in California è atteso per l’estate 2026. In Europa, il Digital Services Act offre già un quadro normativo più avanzato, con obblighi di trasparenza algoritmica e tutela rafforzata dei minori. Un possibile punto di riferimento per i legislatori americani, qualunque sia il verdetto.
Gianluca Lostuzzo
Webmaster Lexacivis