di Maurizio Maresca – Professore ordinario di Diritto Internazionale e Comunitario presso l’Università di Udine

La Commissione europea ha quindi  formulato la sua proposta al Consiglio prevedendo un bilancio 2021/2025 di duemila miliardi inclusivi di un recovery plan di segno generazionale di circa 750 miliardi.

Certo la proposta della Commissione europea, che riserverebbe all’Italia 170 miliardi fra investimenti e prestiti per attuare un recovery plan molto ambizioso collegato ad un piano di riforme  europee e nazionali, sarebbe un grande segno di rilancio dell’Unione. Un segno dovuto certo alla politica dal 2017 avviata da Francia e Germania: che costituiscono, con il trattato di Aachen, anche formalmente, la leadership della nuova Unione . Bisogna però dire che il sistema Italia (Giuseppe Conte, Paolo Gentiloni, David Sassoli) ha svolto un ottimo lavoro:  che induce quasi a confidare che l’Italia potrà svolgere un ruolo europeo e magari ristabilire il metodo comunitario (oggi certo “sofferente”) che costituisce il principio di base dell’ordinamento europeo di oggi.

Tuttavia ricordiamoci che la proposta della Commissione europea e’ solo l’atto introduttivo di una procedura (quella di bilancio) che si conclude con la decisione del Consiglio, e cioè dei paesi membri, che dovrà  decidere all’unanimità. Ed e’ utile ricordare che  da oltre un anno fra Commissione e Consiglio c’è uno scontro molto duro proprio sul bilancio (la proposta del Consiglio, respingendo le proposte della Commissione, era intorno all’1% del prodotto lordo mentre ora supererebbe il 2%). Quindi non sarà una passeggiata: molto c’è ancora da fare! Certo non è una operazione che si conclude prima dell’estate.

In secondo luogo, quali che siano le risorse disponibili, i progetti che l’Italia presenterà dovranno essere molto convincenti e di sicuro interesse comune. Un problema per un Paese che sulla politica industriale e’ da molti anni molto debole, al contrario ad esempio della Francia. Certo che se i nostri progetti si attestassero su Alitalia (che la commissaria Vestager ancora pochi giorni fa ha rilevato assai debole) o sull’Ilva (una impresa ormai improbabile sulla scena internazionale) il rischio di un sindacato negativo sarebbe elevato.

Piuttosto si dovrebbe puntare su

– investimenti nella ricerca ( anche prevedendo alleanze strategiche internazionali fra  gli atenei più significativi),

– nelle reti dati o

– nell’ambiente.

Oppure si dovrà puntare  

– ad una rete europea dei trasporti imperniata su un grande porto mediterraneo comune a Francia, Italia, Germania e Svizzera, in grado di alimentare i corridoi europei, oppure

– ad un grande European Player  di infrastrutture stradali ed aeroportuali  fra Francia Spagna ed Italia

Contemporaneamente alcune riforme saranno necessarie, non solo per rendere quei progetti credibili agli occhi di chi dovrà approvarli, ma

  • per assicurare la crescita economica ( ad esempio la riforma delle norme su appalti  e concessioni, sulla magistratura, sulla regolazione del mercato e sulle infrastrutture  ecc.) ed
  •  una graduale riduzione del debito pubblico a partire dalla fine dell’emergenza.

 Riforme molto delicate in Italia ( tanto che non sono mai state fatte oppure , se fatte, sono fallite presto).

La speranza è che tutte queste azioni siano condotte da Palazzo Chigi con la logica del decreto Genova : certo una  delle operazioni di maggiore successo degli ultimi decenni totalmente  approvata dall’Unione europea.

Pubblicato da Lexacivis

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