DIRITTO DI VOTO: LA PROPOSTA DI LEGGE PER I FUORISEDE

“Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. […] Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge”.

È proprio l’articolo 48 della Costituzione il fulcro delle “Disposizioni per l’esercizio del diritto di voto in un comune diverso da quello di residenza, in caso di assenza per motivi di studio, lavoro o cura, e delega al Governo per la sperimentazione di sistemi telematici di votazione” ossia la proposta di legge presentata da alcuni deputati il 12 ottobre 2022 e approvata il 4 luglio 2023 con 159 voti a favore. Quello del voto per i cittadini fuorisede è una tematica molto importante tant’è che dal 2018 ad oggi in parlamento sono state presentate cinque diverse proposte di legge, quella in esame è l’unica approvata. Ora la proposta dovrà essere esaminata dal Senato prima di entrare in vigore.

La proposta e il richiamo della Costituzione

Il testo approvato dalla Camera dei Deputati pone come principale obiettivo il fronteggiare il fenomeno dell’astensionismo (fenomeno che se non contestato tempestivamente è destinato ad aumentare ancora nei prossimi anni), consentendo, nel rispetto dell’articolo 48 della Costituzione, l’esercizio del diritto di voto a tutti i cittadini, in modo tale da garantire la piena partecipazione degli elettori al processo democratico; si richiama, inoltre, il principio di uguaglianza, nella sua componente sostanziale, sancito all’articolo 3  comma 2 della Costituzione nel quale si afferma che “[…] È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Cosa prevede la proposta?

La proposta prende in considerazione coloro che studiano, lavorano o si curano e sono temporaneamente domiciliati in un comune diverso da quello di residenza.

L’articolo 1 della proposta in esame detta le disposizioni generali per l’esercizio del diritto di voto per i soggetti sopracitati in occasione delle elezioni:

  • della Camera dei deputati,
  • del Senato della Repubblica;
  • dei membri del Parlamento europeo.

Gli elettori per esercitare il loro diritto dovranno: presentare domanda tramite l’uso dello SPID entro 45 giorni allegando l’iscrizione all’università, il contratto di lavoro o il certificato medico; una volta presentata la domanda verrà rilasciata la ricevuta con l’indicazione della sezione elettorale d’appartenenza (da tale procedura sono esclusi i degenti in ospedali e case di cura per i quali continuano ad applicarsi le disposizioni previste dall’articolo 51 del DPR 30 marzo 1957, n. 361).

L’articolo 2 della proposta disciplina le votazioni dei referendum per le quali non vi è alcuna modifica dei principi di uguaglianza e rappresentanza visto che le schede elettorali sono le stesse per tutto il territorio nazionale; al contrario gli articoli successivi regolano le elezioni del parlamento europeo, della camera dei deputati e dei senatori: in questi due ultimi casi (che altererebbero la rappresentanza e l’uguaglianza del voto) la proposta di legge prevede il “voto anticipato presidiato”.

Se venisse approvata in Senato

La proposta così come formulata oltre ad eliminare il fenomeno dell’astensionismo favorirebbe un maggior utilizzo dell’identità digitale (garantendo così controlli tempestivi).

Se il testo venisse approvato anche in Senato il Governo avrebbe poi 18 mesi di tempo per emanare i decreti attuativi contenenti le disposizioni per poter esercitare il diritto di voto fuorisede.

Il testo, inoltre, prevede che il voto per i fuorisede sia previsto per le elezioni europee e per le

consultazioni referendarie. Non è al momento previsto, invece, per le elezioni politiche.

L’esito delle prime consultazioni europee e referendarie svolte secondo le modalità previste dalla presente legge, sarà, infatti, valutato ai fini dell’eventuale adozione di disposizioni legislative per consentire, anche in occasione delle elezioni politiche, agli elettori che si trovano temporaneamente residenti in un comune situato in una regione diversa da quella del comune nelle cui liste elettorali risultano iscritti, di esercitare il diritto di voto nell’ambito del comune in cui sono domiciliati.

In conclusione, occorre dire che la proposta di legge qui esaminata è stata oggetto, considerate le modifiche apportate, di diverse critiche e malumori; l’iniziativa sul voto dei fuorisede era, infatti, stata avanzata dalle forze di minoranza ma, attraverso l’approvazione di un emendamento, la maggioranza di centrodestra ha “trasformato” la proposta di legge in una legge delega, rimettendo quindi al governo il compito di intervenire sulla materia.

Tuttavia, ciò che preoccupa maggiormente sono le tempistiche: si teme, infatti, che il Governo non riesca ad emanare i decreti prima del 2024 (anno delle elezioni europee).

Gloria Vindigni
redattrice di Lexacivis

Un pensiero su “DIRITTO DI VOTO: LA PROPOSTA DI LEGGE PER I FUORISEDE

  1. Pingback: ELECTION DAY | Lexacivis

Lascia un commento