IL DIRITTO ALL’ABORTO NELLA CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL’UE: IL VOTO (SIMBOLICO) DEL PARLAMENTO EUROPEO

Lo scorso aprile, il Parlamento europeo ha votato a favore dell’inserimento del diritto all’aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Nel testo della mozione, gli eurodeputati chiedono che l’articolo 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, rubricato “Diritto all’integrità della persona”, sia modificato, inserendo che: “ognuno ha il diritto all’autonomia decisionale sul proprio corpo, all’accesso libero, informato, completo e universale alla salute sessuale e riproduttiva e ai relativi servizi sanitari senza discriminazioni, compreso l’accesso all’aborto sicuro e legale”.

La scelta di includere il diritto all’interruzione di gravidanza nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione segue l’iniziativa della Francia che – primo Paese dell’Ue – a marzo 2024 ne ha inserito il diritto in Costituzione.

Il Parlamento europeo si è espresso con 336 voti a favore, 163 contrari e 39 astensioni. Tuttavia, la risoluzione non è vincolante e una modifica alla Carta prevede necessariamente il voto favorevole di tutti i 27 Stati membri.

Pertanto, bisogna riconoscere che il percorso per vedere riconosciuto l’aborto come un diritto fondamentale è ancora lungo, incerto e pieno d’insidie.

A tal fine, basti pensare a Paesi come Polonia e Malta, tradizionalmente contrari a tale diritto, i quali hanno addirittura in vigore delle norme che limitano fortemente l’accesso alle pratiche per interrompere una gravidanza. Il testo approvato, infatti, esorta i Paesi UE a depenalizzare completamente l’aborto, in linea con le linee guida dell’OMS del 2022, e a rimuovere e combattere gli ostacoli all’aborto stesso, invitando in particolare Polonia e Malta ad abrogare le loro leggi e altre misure che lo vietano e lo limitano.

Inoltre, l’Eurocamera ha denunciato che, anche dove l’aborto è tutelato e salvaguardato, la presenza di medici, o addirittura di intere istituzioni mediche, obbiettori di coscienza, rischia di cancellare il diritto delle donne ad abortire. Per questo il Parlamento ha chiesto alla Commissione di garantire che le organizzazioni che lavorano contro l’uguaglianza di genere e i diritti delle donne, compresi quelli riproduttivi, non ricevano finanziamenti dall’UE.

A fronte di questa situazione e del necessario accordo unanime da parte di tutti gli Stati membri, è lecito domandarsi: si tratta di un primo passo significativo per l’inserimento del diritto all’aborto nella Carta dei Diritti fondamentali o si tratta di una mossa soltanto simbolica?

Martina Benvenuto

Vicepresidente Lexacivis

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