Che cos’è il bullismo e come si trasforma in cyberbullismo
Il bullismo è un comportamento aggressivo e ripetuto, messo in atto da uno o più individui nei confronti di una vittima, spesso all’interno dell’ambiente scolastico. Le forme più comuni includono offese verbali, minacce, esclusione dal gruppo, fino ad arrivare ad atti di violenza fisica. Il bullo tende ad affermare il proprio potere sfruttando la debolezza o l’isolamento della persona presa di mira.
Con la diffusione delle tecnologie digitali e dei social network, queste dinamiche si sono estese oltre i confini fisici della scuola: è così che nasce il cyberbullismo, cioè il bullismo che si manifesta attraverso internet. Il cyberbullo utilizza smartphone, chat, video e piattaforme online per offendere, minacciare o umiliare le vittime, rendendo la persecuzione continua, potenzialmente anonima e visibile a un pubblico molto più ampio.
A differenza del bullismo “tradizionale”, che avviene in un luogo e tempo definito – come la scuola o il tragitto casa-scuola – il cyberbullismo può colpire in qualsiasi momento, anche di notte, e da qualsiasi luogo. Inoltre, mentre nel bullismo i protagonisti sono spesso compagni di classe noti alla vittima, nel cyberbullismo l’aggressore può nascondersi dietro l’anonimato e coinvolgere altre persone, anche sconosciute.
Infine, l’uso della tecnologia porta a una percezione distorta della responsabilità: il cyberbullo può sentirsi invisibile o credere che le sue azioni non abbiano conseguenze reali, proprio perché manca il contatto diretto con la vittima. Questo rende il fenomeno più insidioso e difficile da riconoscere, soprattutto per chi lo subisce.
Bullismo e cyberbullismo in Italia: i numeri del fenomeno
Il bullismo e il cyberbullismo sono esperienze purtroppo diffuse tra i giovani in Italia. Secondo l’indagine condotta dall’ISTAT nel 2023, circa sette ragazzi su dieci tra gli 11 e i 19 anni hanno dichiarato di aver subìto, almeno una volta nell’anno, episodi offensivi, aggressivi o di esclusione, sia nel mondo reale che online. In particolare, un ragazzo su cinque ha subìto questi atti più volte al mese, e per quasi l’8% la frequenza è stata settimanale.
I più colpiti risultano essere i giovanissimi tra gli 11 e i 13 anni, e tra i generi si rileva una leggera maggiore esposizione dei maschi rispetto alle femmine. Tuttavia, emergono differenze importanti anche nella natura delle vessazioni: i ragazzi sono più frequentemente vittime di offese dirette e insulti, mentre le ragazze segnalano con maggiore frequenza episodi di esclusione dal gruppo.
Tra le varie forme di bullismo, quella più diffusa resta l’offesa verbale: oltre la metà dei ragazzi (55,7%) si è sentita insultata almeno una volta. Seguono l’esclusione sociale, avvertita dal 43%, e la diffamazione, subita da circa un quarto del campione. Le minacce o aggressioni fisiche interessano invece circa 1 ragazzo su 10, con una maggiore incidenza nei maschi adolescenti (in particolare tra i 14 e i 19 anni).
Il fenomeno assume proporzioni significative anche nella dimensione digitale. Il cyberbullismo ha colpito nel 2023 circa il 34% dei ragazzi, includendo sia chi ha subìto vessazioni solo online (3,8%), sia chi ha vissuto episodi sia online che offline (30,1%). Anche in questo caso, i maschi risultano più esposti, soprattutto in termini di insulti e offese ricevute tramite social network, messaggi o e-mail. Quasi il 9% dei ragazzi ha dichiarato di aver subìto oltraggi online in modo continuativo, cioè più volte al mese.
Il quadro normativo: le novità introdotte dalla Legge 17 maggio 2024, n. 70
Questi dati mettono in evidenza la complessità e la persistenza del fenomeno tra i giovani, sottolineando quanto sia importante affrontarlo in modo coordinato, sia a scuola che nel contesto familiare e sociale più ampio.
Di fronte alla diffusione del fenomeno del bullismo e alla sua crescente proiezione nello spazio digitale, il Legislatore italiano ha ritenuto necessario rafforzare il quadro normativo già esistente. La Legge 17 maggio 2024, n. 70 interviene infatti aggiornando e integrando la precedente normativa del 2017, con l’obiettivo di fornire strumenti più efficaci e coerenti per la prevenzione e il contrasto del bullismo e del cyberbullismo, in tutte le loro manifestazioni.
Una delle principali novità introdotte riguarda la definizione giuridica del bullismo, che viene formalmente descritta come un insieme di atti reiterati – anche da parte di un gruppo – capaci di generare nella vittima sentimenti di ansia, isolamento o emarginazione. Questi atti possono consistere in comportamenti fisici, psicologici o digitali, e includere anche minacce, ricatti, furti, istigazione all’autolesionismo o al suicidio.
La legge estende le misure di prevenzione a tutti i contesti educativi (scolastici, sportivi, del Terzo settore) e riconosce il ruolo attivo dei genitori, chiamati a vigilare sull’uso consapevole delle tecnologie da parte dei figli. È previsto inoltre un tavolo tecnico nazionale, coordinato dal Ministero dell’Istruzione, che riunisce rappresentanti di diversi ministeri ed esperti, incaricato di elaborare un Piano di azione integrato per contrastare il fenomeno.
A livello scolastico, ogni istituto è tenuto ad adottare un codice interno specifico contro bullismo e cyberbullismo e a istituire un tavolo permanente di monitoraggio con il coinvolgimento di studenti, docenti, famiglie ed esperti. Le Regioni possono supportare le scuole con servizi di sostegno psicologico, rivolti agli studenti che ne hanno bisogno.
Importante anche il ruolo affidato al dirigente scolastico, che deve attivare le procedure previste in caso di episodi accertati, informare le famiglie e, nei casi più gravi o ripetuti, segnalare la situazione all’autorità giudiziaria per l’attivazione di percorsi rieducativi individualizzati. Tali percorsi, gestiti dal tribunale per i minorenni, possono includere attività artistiche, sportive, laboratori creativi o iniziative di volontariato, e prevedono il coinvolgimento della famiglia.
Infine, la legge introduce una delega al Governo per adottare ulteriori misure, tra cui il potenziamento del numero di emergenza “114 – Infanzia”, l’introduzione di rilevazioni statistiche periodiche da parte dell’ISTAT e l’obbligo per i fornitori di servizi digitali di informare gli utenti sulle responsabilità genitoriali legate all’uso della rete.
Nel quadro delle azioni culturali, viene istituita anche una Giornata del rispetto, fissata al 20 gennaio, durante la quale le scuole possono promuovere attività dedicate alla sensibilizzazione su questi temi.
Le misure attuative: la delega al Governo per rafforzare la rete di protezione
Il 1° luglio, in attuazione della delega prevista dalla legge n. 70 del 2024, è stato emanato il decreto legislativo n. 99/2025, con la finalità di rendere operative alcune misure chiave della legge. Precisamente, l’obiettivo governativo è quello di rafforzare il sistema di prevenzione e protezione già delineato, intervenendo in particolare su aspetti concreti e strategici legati all’ascolto, al monitoraggio e alla consapevolezza digitale.
Uno degli interventi più rilevanti riguarda il potenziamento del numero di emergenza 114, dedicato all’infanzia e all’adolescenza. Il servizio, attivo 24 ore su 24, sarà reso più efficiente e integrato con scuole e servizi sociali, così da offrire un canale di aiuto tempestivo e accessibile per minori in difficoltà o vittime di episodi di bullismo e cyberbullismo.
Parallelamente, viene affidato all’ISTAT il compito di realizzare indagini biennali per monitorare l’evoluzione del fenomeno su scala nazionale. Queste rilevazioni avranno un valore non solo informativo, ma anche operativo: dovranno guidare le politiche educative, sociali e territoriali, fornendo dati aggiornati e facilmente accessibili alle istituzioni e al pubblico.
Una novità significativa riguarda anche il mondo digitale. I decreti dovranno prevedere che, nel momento in cui un minore accede a servizi online con il consenso di un genitore o tutore, i fornitori informino in modo chiaro le famiglie sulle responsabilità connesse all’uso della rete e sui rischi specifici legati al cyberbullismo. Si introduce così un principio di corresponsabilità educativa che punta a coinvolgere attivamente anche gli attori tecnologici nel percorso di tutela dei minori.
Infine, sarà compito del Governo promuovere campagne nazionali di sensibilizzazione e informazione, rivolte sia ai ragazzi che agli adulti. L’intento è favorire una cultura del rispetto e dell’uso consapevole degli strumenti digitali, con il coinvolgimento del sistema scolastico, dei media e del terzo settore.
Nel loro insieme, queste misure mirano a costruire una rete di protezione più ampia, continua e coordinata, in grado di rispondere con maggiore efficacia alle sfide educative e relazionali che si presentano oggi, tanto nel contesto reale quanto in quello virtuale.
Edoardo Maniago
Vicepresidente Lexacivis