LE VENTUNO DONNE CHE HANNO DATO VITA AI VALORI E AI PRINCIPI DELLA COSTITUZIONE ITALIANA

Lo scorso gennaio abbiamo pubblicato un post per celebrare la Giornata della bandiera italiana, oggi, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, continuiamo a ripercorrere le tappe fondamentali della nascita della Repubblica  italiana parlando delle ventuno donne che hanno fatto parte dell’Assemblea costituente.

“Il primo fotogramma del nostro viaggio è rappresentato dalle donne. Il segno dell’unità di popolo, infatti, fu simbolicamente impresso dal voto delle donne, per la prima volta chiamate finalmente alle urne.

Quel segno diede alla Repubblica un carattere democratico indelebile, avviando un percorso, ancora in atto, verso la piena parità.

L’Assemblea costituente, eletta contestualmente al referendum che sancì la scelta repubblicana, fu capace di trovare una sintesi di alto valore mentre la dialettica politica si sviluppava tra convergenze e contrasti, anche molto forti.”

 È con queste parole che, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ricorda, durante il discorso di fine anno del 31 dicembre 2025, il ruolo delle donne nella nascita della Repubblica italiana.

Chi erano le donne della costituente

La seconda Guerra mondiale è un periodo molto travagliato sotto ogni punto di vista economico, politico, sociale e giuridico. 

Ed è in questo periodo di lotta che si esterna la necessità di grandi cambiamenti; il primo è indubbiamente avvenuto il 30 gennaio del 1945, quando il Consiglio dei Ministri è chiamato a discutere e votare la proposta di legge riguardante il suffragio femminile.

Una proposta, quella fatta da Palmiro Togliatti e Alcide De Gasperi, non accolta da tutti ma che viene votata ed approvata attraverso il decreto legislativo luogotenenziale 1 febbraio 1945, n. 23. 

A questo importantissimo primo decreto legislativo che riconosce alle donne il diritto di voto, ne seguirà un secondo, il 10 marzo del 1946, il numero 74 che consentirà alle donne di essere elette.

Bisogna però aspettare il decreto legislativo luogotenenziale 16 marzo 1946, n. 98, quello che indice lo storico referendum sulla nuova forma istituzionale da adottare, monarchia o Repubblica, per far si che le donne lascino davvero il segno nella politica e nella società del nostro Paese.

Il 2 giugno 1946, giorno della nascita della Repubblica italiana, il popolo italiano elegge un totale di  556 componenti ventuno dei quali sono donne, dell’Assemblea costituente: Adele Bei, Bianca Bianchi, Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Maria De Unterrichter Jervolino, Filomena Delli Castelli, Maria Federici, Nadia Gallico Spano, Angela Gotelli, Angela M. Guidi Cingolani, Leonilde Iotti, Teresa Mattei, Angelina Livia Merlin, Angiola Minella, Rita Montagnana Togliatti, Maria Nicotra Fiorini. Teresa Noce.  Ottavia Penna Buscemi, Elettra Pollastrini, M. Maddalena Rossi, Vittoria Titomanlio.

Non nomi di donne qualunque, ma bensì, nomi di donne appartenenti a partiti politici differenti, con idee differenti che hanno lottato in un tempo in  cui ogni decisione era affidata esclusivamente agli uomini e per la prima volta nella nostra storia sono state elette, si sono unite per dar vita ai principi e ai valori che sarebbero stati a fondamento della nostra Costituzione: uguaglianza, democrazia, libertà, famiglia, istruzione, lavoro e assistenza socio-sanitaria.

I principi e i valori della Costituzione 

A Teresa Mattei, la più giovane deputata della costituente, va riconosciuto l’importante contributo alla riconoscimento solenne di uno dei principi cardine della nostra costituzione, quello dell’uguaglianza tra i cittadini sancito ancor oggi dall’articolo 3.

Nel suo intervento tenutosi a Montecitorio, il 18 marzo 1947, ella sosteneva che la parità giuridica, politica, sociale, ed economica sancivano l’effettivo punto di rottura con la dittatura, emblema della negazione di ogni tipo di libertà e dignità umana.

Noi non vogliamo che le donne si mascolizzino, non vogliamo che aspirino ad un’identità con l’uomo,  vogliamo che esse abbiano la possibilità di espandere tutte le loro forze, tutte le loro energie, tutte le loro volontà di bene nella ricostruzione democratica del nostro Paese.”, affermava la Mattei.

La deputata evidenziò, inoltre, come ogni conquista femminile non era segno di un venir meno dei diritti della famiglia ma bensì “ là dove si riconoscono alle donne i loro nuovi diritti parimenti ne escono vantaggio e sicurezza nuova all’istituto familiare, alla fondamentale funzione della maternità e alla piena realizzazione dei diritti nel campo del lavoro”.

Quello dell’uguaglianza della donna costituzionalmente riconosciuta era certamente un punto di partenza e non un punto d’arrivo, che necessitava, tuttavia. che venissero rimossi concretamente tutti quegli ostacoli creati dalla tradizione, dai costumi e dalla mentalità corrente,  che ne impedivano la piena emancipazione e che vedevano la donna come essere umano sottovalutato, disprezzato e compatito.

Tra i valori fondamentali troviamo quello della famiglia sancito agli articoli 29, 30 e 31 e molto caro alle costituenti.

Essa non era menzionata né tanto meno tutelata all’interno dello Statuto Albertino, dunque dedicare articoli della costituzione alla famiglia era certamente un passo avanti, soprattutto in una società come quella di allora che poneva la donna in una condizione di inferiorità. 

Va detto però che se per alcune la famiglia era da intendersi come società naturale preesistente al di là dello Stato, per altre essa aveva un fondamento giuridico.

Pertanto andava riconosciuta e sancita l’uguaglianza morale e giuridica tra i coniugi con parità di diritti e doveri tra marito e moglie sì, ma andava giuridicamente definito anche il rapporto tra genitori e figli. 

Nella discussione della costituente ciò che evidenzia la maggiore criticità riguarda l’idea dell’uomo come pater familia in quanto faceva venir meno il principio di uguaglianza e l’indissolubilità del matrimonio che minava l’unità familiare da un lato e limita l’emancipazione femminile dall’altro.

Durante il suo discorso a Montecitorio, Nilde Iotti sottolineava come la maternità dovesse avere rilevanza sociale in quanto consentiva la crescita del Paese e come le madri e i figli dovessero ricevere tutela concreta e attiva da parte dello Stato.

La Iotti si battè inoltre affinchè fosse riconosciuta parità tra figli legittimi e illegittimi, altra questione che creava divergenze all’interno dell’Assemblea.

Infine, sempre in tema di uguaglianza, va citata la volontà delle donne della Costituente di inserire all’interno della nostra Costituzione il principio di parità salariale tra uomo e donna (articolo 37).

A riguardo si evidenziava come la donna,  considerata come fulcro della famiglia, meritasse condizioni di lavoro umane che consentissero di avere tutele anche nei confronti dei figli, in casa e fuori casa.

Conclusioni

Un lavoro quello delle donne della costituente lungo, difficile e tortuoso che indubbiamente merita di essere conosciuto e  ricordato.

 Perché nonostante siano passati ottant’anni ancora oggi le donne si battono e si devono battere per questi e tanti altri principi e valori che sono sanciti all’interno della Costituzione.

Vero è che sono stati raggiunti innumerevoli traguardi, ma è anche vero che la lotta per il riconoscimento della parità e la dignità femminile non può dirsi conclusa completamente e dunque tanti concetti esposti dalle donne dell’Assemblea costituente possono dirsi validi ancora oggi seppur sia cambiato il contesto sociale, economico e giuridico.

Gloria Vindigni

Direttrice Lexacivis

Lascia un commento