BREXIT: ECCO L’ACCORDO. CHI HA VINTO?

di Filippo Carpenedo – Studente di Cultura umanistica e divulgazione e redattore di Lexacivis

È stato un finale al cardiopalma quello della storia tra Regno Unito e Unione Europea, che hanno trovato un compromesso sull’accordo commerciale che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2021, giorno in cui il Regno Unito uscirà formalmente dall’Ue, scongiurando quindi la Brexit no deal, senza accordo.

E mentre a Londra iniziano a girare documenti che narrano della “grande vittoria” di Johnson nei confronti dell’Ue che ha “fatto numerose concessioni” ai britannici e addirittura raccontano di un Europa che “ha ceduto sul 43% delle questioni, noi il 20%”, ci chiediamo chi abbia realmente vinto questa battaglia. Il documento sta circolando molto online e il celebre sito brexiter “Guido Fawkes” conferma che sarebbe autentico anche se, tra le righe, si legge soprattutto tanta propaganda e poca realtà dei fatti.

Il Regno Unito avrebbe ottenuto una vittoria sulle questioni doganali, mantenendo il flusso di scambi più o meno fluido rispetto ai controlli che avrebbe voluto imporre l’Ue e soprattutto la Francia.

Un’altra vittoria secondo Johnson sarebbe quella dei servizi legali: gli studi inglesi potranno esercitare la loro professione anche in Ue.

Una sconfitta sonora arriva sugli accordi sulla finanza e sui servizi con l’Ue dove tutto viene rimandato al 1° marzo 2021. Il premier britannico ha come obiettivo quello di sostituire con l’America lo stretto rapporto commerciale avuto finora con l’Unione. C’è però un dato sorprendente: per la prima volta, l’Italia supera il Regno Unito nelle esportazioni verso gli Stati Uniti e questo fa capire che non sarà affatto semplice come lascia credere Boris Johnson. Gli USA, infatti, difficilmente rinunceranno al grande mercato libero europeo a favore di quello inglese, molto meno stabile e con un futuro incerto.

Ma che il documento sia di parte lo si evince dalla sezione sulla pesca, un tema molto caro agli inglesi perché considerato patriottico e intrecciato con l’indipendenza scozzese. Viene definito una “mutua concessione” tra Ue e UK sulla base di un accordo che partirà fra 5 anni e mezzo, tempo durante il quale tutto rimarrà come prima. Ma quella che viene chiamata “mutua concessione” è in realtà una pesante sconfitta per Johnson che prometteva di riacquistare il pieno controllo delle acque britanniche, di scaglionare gli accessi dei pescatori Ue e di imporre loro di consegnare l’80% del pescato agli inglesi. La richiesta era poi scesa al 40%, mentre l’Unione continuava a proporre il 20%. Si è chiuso al 25%. Fonti francesi la sera del 23 dicembre parlavano di “enormi concessioni degli inglesi nelle ultime 48 ore, soprattutto sulla pesca, da qui la svolta”.

In ogni caso si tratta di un documento di propaganda interna al governo e sarà tutto da rivedere quando uscirà l’accordo vero e proprio, un documento di circa 2000 pagine che fa capire l’enorme complessità dell’argomento.

La spinta finale da dove è arrivata? Da Macron, che ha avuto un ruolo determinante.

Il presidente della Repubblica francese, infatti, ha bloccato i porti e la frontiera tra Dover e Calais ufficialmente a causa della variante inglese del Covid, ma ha dato un assaggio ai britannici di cosa sarebbe successo in caso di un’uscita senza accordo. Lo scrittore inglese Howard Jacobson è certo  del ruolo, inconsapevole o meno, di Macron nell’accordo arrivato alla Vigilia di Natale e in un’intervista rilasciata a Repubblica aggiunge: “È un sollievo amaro. Johnson e i suoi presenteranno questo accordo come un grande successo, ma la maggioranza dei britannici sa che non è così, anche se oramai ciò non conta più nulla per cambiare le cose; ricordiamocelo: avremo meno di quanto un tempo avevamo in Ue e niente potrà cancellare la follia totale dell’uscita dall’Unione Europea.”

Chi ha vinto? Entrambi e nessuno. Essendo un compromesso storico e spinoso per entrambi gli schieramenti, ogni governo cercherà di venderlo come una grande vittoria alla propria opinione pubblica, che sia una lettura realistica o meno.

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