SOCIETÀ BENEFIT: UN NUOVO PARADIGMA TRA GUADAGNO E BENESSERE COLLETTIVO

di Leonardo Pietro Cervesato – Dottore in Ingegneria gestionale e redattore di Lexacivis

L’ecosistema industriale è caratterizzato, almeno in prima analisi, da poche e semplici regole: settori e segmenti di mercato, composti da una molteplicità di aziende che competono su prodotti e servizi sostenendo dei costi, ottenendo dei ricavi, e cercando di superare (o quantomeno eguagliare) i primi con i secondi.

Tutto questo sopravvive da secoli. Sono state create teorie e modelli per studiarne l’efficienza, nei decenni sono nate diverse configurazioni organizzative in funzione del prodotto o mercato di competenza, la letteratura ha creato ormai molte correnti di pensiero e diverse visioni per le varie applicazioni possibili.

Questo paradigma, se in modo così riduttivo si può chiamare, nella sua continua espansione ed evoluzione è sempre rimasto fedele a quei pochi e semplici principi che ne costituiscono la ragione di esistenza e che lo caratterizzano da sempre. Questi principi, economici prima e giuridici poi, tendono tutti ad un unico obiettivo: perseguire un utile, una somma di denaro o di qualsiasi altra cosa che costituisca un guadagno per chi esercita l’attività d’impresa.

I legislatori di tutto il mondo, poi, hanno varato leggi e codici che ne regolassero l’utilizzo pratico, facendo nascere vari tipi di società e imprese come entità giuridiche, tutelandone gli interessi e guidandone le attività.

In questo contesto, a partire dal 2006, negli Stati Uniti nasce il concetto di Benefit corporation (Società benefit), come sviluppo della nozione classica di società e dei suoi obiettivi, integrando ai requisiti classici dell’attività d’impresa, ovvero quelli economici, quelli di pubblico interesse dal punto di vista sociale: il beneficio comune.

Società e Benefit corporation in Italia

Il Codice civile italiano prevede, secondo una delle possibili classificazioni, due tipi di società: quelle a scopo di lucro e quelle no profit. Dal punto di vista giuridico, le prime hanno come unico obiettivo l’ottenimento di un extra utile (ovvero l’eccedente la copertura dei costi con i ricavi) da distribuire, salvo decisione contraria, come dividendi tra i soci. Le società no profit, invece, pur svolgendo sempre la propria attività con metodo economico, tendendo quindi alla copertura dei costi con i ricavi, sono obbligate per legge a rinunciare ai dividendi ed a reinvestire, internamente o esternamente, tutto l’utile eccedente.

Nel 2015 viene depositato un disegno di legge, entrato poi in vigore il primo gennaio dell’anno successivo confluendo nella legge di stabilità 2016, che introduce le Società Benefit come disciplina giuridica e quindi come realtà nel sistema industriale italiano.

Questa introduzione crea un terzo tipo di società, in aggiunta ma trasversale rispetto alle altre due: sia le società a scopo di lucro sia quelle no profit possono tramutarsi in Società benefit, mantenendo invariati i loro obiettivi economici ma integrandoli con quelli di beneficio comune e interesse collettivo.

Caratteristiche innovative della Società benefit

Ma in concreto, cosa cambia?

La caratteristica principale sta proprio nella biforcazione di obiettivi: da una parte si mantiene quello economico di perseguire un utile, dall’altra si introducono una o più finalità sociali, affiancando allo scopo di lucro quello di pubblica utilità. Si tratta quindi di un cambio di paradigma, che si traduce in un’aggiunta a ciò che già esiste da secoli, coerentemente con l’attenzione sempre crescente da parte della società e dei governi a temi di carattere sociale e ambientale.

Il beneficio comune di cui si parla riguarda uno o più effetti positivi su comunità, persone, ambiente e territori, attività e beni culturali e sociali, enti e associazioni e su tutti gli altri portatori di interessi. Gli effetti positivi, alla luce del non più sostenibile ritmo delle attività industriali e stili di vita in gran parte del mondo, possono essere concepiti anche e soprattutto come riduzione degli effetti negativi, che devono essere individuati, mitigati e se possibile eliminati.

Obblighi della Società benefit

Il metodo con cui le Società benefit perseguono i loro scopi deve essere responsabile, sostenibile e trasparente e la gestione richiede ai manager il bilanciamento tra l’interesse dei soci e l’interesse della collettività.

In termini di scopo, le Società benefit inglobano la sostenibilità come parte integrante del loro modello di business creando condizioni che favoriscano la prosperità sociale e ambientale, lavorando quindi ad un impatto positivo sulla biosfera. L’obiettivo del profitto non deve comunque essere trascurato: questo per ovvie ragioni di sopravvivenza dell’azienda ma anche perché, come diretta conseguenza, l’attività economica di per sé (specialmente in un contesto di concorrenza) assicura un impatto positivo sulla società attraverso la creazione di posti di lavoro, la crescita tecnologica e la generazione di valore condiviso.

A livello di responsabilità, alle imprese viene chiesto di considerare e studiare il loro impatto con la società e l’ambiente. L’obiettivo è caratterizzato dalla necessità di rendere gli effetti reali sia nel breve sia nel lungo periodo: il valore sostenibile creato, infatti, deve essere valido anche nel futuro per tutti gli stakeholders, e questo richiede di approfondirne attivamente tutti gli aspetti da parte delle imprese.

Per quanto riguarda la trasparenza, le Società benefit sono tenute a nominare una persona del management come responsabile dell’impatto dell’azienda ed a riportare annualmente, in modo trasparente e completo, una relazione di impatto con una descrizione delle azioni intraprese e dei progetti e impegni per il futuro. La relazione di impatto deve contenere i progressi ed i risultati ottenuti, valutati secondo standard sviluppati da un ente terzo, e deve comprendere aspetti di governance (per valutare trasparenza e responsabilità nel perseguire il beneficio comune), rapporti con i lavoratori e con gli altri stakeholders, e gli impatti dell’impresa sull’ambiente. La relazione deve inoltre attenersi a adeguate forme pubblicitarie, ovvero essere allegata al bilancio e pubblicata sul sito internet della società.

Società benefit: conclusioni

Le società tradizionali sono tenute a massimizzare il profitto, concetto che si applica principalmente al breve periodo: questo è il criterio dominante su cui si basano i modelli di business e che ne costituisce l’obiettivo primario. I processi decisionali, quindi, sono quasi totalmente incentrati e guidati da questa finalità, e ciò limita la creazione di valore per tutti gli stakeholders, inclusi gli stessi azionisti, specialmente nel lungo periodo.

Le Società benefit, tenute a considerare all’interno delle varie decisioni tutte le parti interessate, superano il ‘modello a breve termine’ delle società tradizionali e si slegano quindi dai limiti imposti da quest’ultimo. Ciò permette alle aziende di avere una maggiore flessibilità nella creazione di valore sul medio e lungo periodo. Il ragionamento è potenzialmente valido, oltre che per la produzione e in generale per tutti i processi core business, anche per operazioni di exit o acquisizioni, capitali, quotazioni in borsa, entrata di nuovi manager o passaggi generazionali.

Al momento le Società benefit non godono di particolari vantaggi in termini fiscali o agevolativi, perciò non costituiscono un aggravo per i contribuenti o per le finanze dello stato; ciò nonostante, rappresentano comunque un mezzo di creazione di valore per la società, sia per coloro che interagiscono con l’impresa, sia per il grande pubblico.

Dunque, la costituzione di questo tipo di società dipende solamente dalla volontà dei soci di far trasparire all’esterno dell’impresa la propria volontà di modellare i processi aziendali e destinare parte degli utili societari al perseguimento di interessi e finalità meritevoli di tutela per la comunità.

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