STATI UNITI CONTRO FACEBOOK: COSA STA ACCADENDO TRA GLI USA E LE BIG TECH?

di Filippo Carpenedo (Studente di Cultura umanistica e divulgazione e redattore di Lexacivis) e Leonardo Pietro Cervesato (Dottore in ingegneria gestionale e redattore di Lexacivis)

Era il 10 dicembre 2020 quando la Federal Trade Commission degli Stati Uniti (FTC) e una coalizione di 48 Stati e distretti intentarono per la prima volta una serie di cause antitrust contro Facebook. L’accusa? Pratiche anticoncorrenziali. A capitanare questo tentativo ci fu Letitia James, procuratore generale di New York, che a proposito del colosso fondato da Mark Zuckerberg dichiarò a più riprese: «Per dieci anni Facebook ha utilizzato il suo monopolio per schiacciare i più piccoli e soffocare la concorrenza, oggi stiamo difendendo milioni di consumatori e piccole imprese danneggiate dal comportamento del social network». La FTC arrivò addirittura a chiedere la “dismissione di alcuni asset”, come Instagram e WhatsApp. 

Non fu un successo: a giugno 2021 il giudice distrettuale James Boasberg stabilì che le cause contro Facebook fossero “legalmente insufficienti”, annullando l’accusa nella sua interezza e determinando un rialzo in borsa dell’oltre 4% dei titoli del colosso di Zuckerberg.

Ma la sentenza respinse il reclamo, non il caso: il giudice diede la possibilità alla commissione di depositare una nuova azione legale entro 30 giorni. E la FTC non si fece pregare. 

La neo-guida della Federal Trade Commission (in carica da appena due mesi), Lina Kahn, è considerata una figura molto agguerrita nei confronti dei monopoli delle grandi aziende tecnologiche a tal punto che il gruppo di Zuckerberg aveva chiesto a luglio che fosse rimossa dal caso per le sue prese di posizione critiche, ma fallendo. La Khan venne riconfermata e la ricusazione respinta.

Ad agosto è arrivato il nuovo reclamo, molto più ampio del precedente, ma con gli stessi punti cardine: tra le contestazioni c’è il fatto che Facebook avrebbe utilizzato Instagram e WhatsApp per rafforzare il proprio monopolio e impedito ai rivali di accedere alla sua interfaccia di programmazione delle applicazioni. Secondo l’accusa, il colosso di Zuckerberg avrebbe imposto “restrizioni anticoncorrenziali” a sviluppatori potenzialmente rivali, per impedire loro di costituire una minaccia. Nello specifico avrebbe in un primo momento consentito a tutti l’utilizzo aperto e libero della propria piattaforma, così da poter sorvegliare potenziali competitors, per poi successivamente bloccare l’accesso a siti ed applicazioni considerate minacce competitive con l’obiettivo di limitare lo sviluppo ed eliminare dal mercato questi potenziali concorrenti.

Si legge nella denuncia: “La condotta di Facebook ha eliminato i rivali nascenti e ha estinto la possibilità che l’esistenza indipendente di tali rivali potesse consentire ad altre piattaforme Internet di superare le sostanziali barriere all’ingresso che proteggono la posizione di monopolio di Facebook. […] In tal modo, Facebook priva gli utenti dei social network personali negli Stati Uniti dei vantaggi della concorrenza, tra cui maggiore scelta, qualità e innovazione” a cui ha risposto Facebook con un comunicato ufficiale: “Le affermazioni della FTC sono uno sforzo per riscrivere le leggi antitrust e capovolgere le aspettative consolidate della fusione, dichiarando alla comunità imprenditoriale che nessuna vendita è mai definitiva”.

Nelle nuove accuse formulate ai danni di Facebook, infine, viene ridefinito il concetto di social network, distinguendo l’impero di Zuckerberg da altre piattaforme come TikTok e Twitter. Se così non fosse, infatti, Facebook dovrebbe essere considerato come uno dei player del settore e non l’unico (monopolista), e le accuse non troverebbero basi per la formulazione. La FTC chiarisce che, mentre social come Twitter e TikTok si limitano alla condivisione di contenuti, Facebook fornisce anche uno spazio esplicitamente social in cui è possibile instaurare anche una vera e propria rete di contatti. Questo, secondo l’accusa, rende l’impero di Zuckerberg unico player di un mercato che vede Facebook come incontrastato monopolista.

La causa della FTC fa parte di un progetto molto più ampio, inscrivibile a uno sforzo governativo volto ad affrontare le big tech per le loro pratiche considerate anticoncorrenziali. Google ieri, Facebook oggi, Amazon domani (secondo quanto riferito dalla FTC): è con ogni probabilità arrivato il momento che il Congresso (e auspicabilmente anche il Parlamento Europeo) prenda in considerazione l’aggiornamento delle sue leggi antitrust per evitare monopoli e pratiche anticoncorrenziali, vere e proprie piaghe del mercato libero.

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