COME SCOPPIA UNA GUERRA? LA LEZIONE DIMENTICATA DEL NOVECENTO

di Filippo Carpenedo collaboratore Lexacivis e Studente di Cultura umanistica e divulgazione. 

La lezione più dimenticata delle due Guerre mondiali è riassumibile in questo concetto: nessuna guerra scoppia perché qualcuno la vuole, ma ciò avviene perché si creano delle condizioni in cui la scelta di non agire equivale a scegliere di calpestare i valori su cui si basa tutta la società contemporanea, dalla libertà alla sovranità, dalla dignità umana alla democrazia. E le colpe vanno divise tra chi ha tirato troppo la corda e chi ha lasciato per anni che quella corda venisse tirata.

La Prima guerra mondiale ha il suo stato embrionale in un attentato, in quello che oggi chiameremmo un atto di terrorismo. L’attentato costa la vita all’Arciduca Francesco Ferdinando, l’erede al trono di una delle più grandi potenze mondiali: l’Austria. Nessuno si immagina che da quell’evento scaturirà una guerra mondiale, nemmeno gli austriaci stessi che subito dopo l’attentato pensano di poter regolare i conti con la Serbia, il loro vicino più scomodo. In questo frangente, l’Austria ragiona come hanno ragionato in tempi recenti gli Stati Uniti che, dopo l’attentato alle Torri Gemelle, hanno deciso di punire gli Stati che finanziano il terrorismo internazionale.

Questo atteggiamento fu una delle cause della Prima guerra mondiale perché scatenò una serie di reazioni fra le nazioni alleate con i due Paesi e portò nel giro di poche settimane a un conflitto su scala mondiale che nessuno poteva immaginare e che, soprattutto, nessuno (Impero austriaco in primis) voleva fin dal principio.

Nemmeno Hitler voleva la guerra mondiale. La sua azione espansionistica della fine degli anni ’30 mira a riprendersi un po’ per volta quello che pensa appartenga alla Germania, ed è convinto che il mondo lo lascerà fare. Ci prova e vede che, effettivamente, il mondo lo lascia fare davvero. Prima tocca all’Austria con l’Anschluß (l’annessione) e poi alla Cecoslovacchia. In Cecoslovacchia c’è una regione abitata da una minoranza tedesca: i Sudeti. Nei Sudeti nasce un Partito nazista agli ordini del Partito nazionalsocialista tedesco che compie atti di terrorismo e crea disordini all’interno della regione: la Cecoslovacchia cade nel caos.

E i Paesi europei? Intervengono. Questa volta Francia e Inghilterra intervengono. Ma ciò che fa rabbrividire è che intervengono a favore della Germania di Hitler. Le potenze europee cercano di spiegare ai cecoslovacchi che in fondo Hitler non ha tutti i torti, che alla Germania sta davvero stretto il Trattato di Versailles, che in fondo i Sudeti sono abitati dai tedeschi. In realtà, in Francia e in Inghilterra c’è un tale terrore di una nuova guerra che sono ben disposti a sacrificare tanto degli altri affinché ciò che temono non accada. Alla fine i cecoslovacchi sono costretti a cedere. Per noi questo è un episodio vergognoso, ma all’epoca viene vissuto come una grande vittoria: ci sono delle immagini molto famose del Primo Ministro inglese Chamberlain mentre scende dall’aereo di ritorno dalla conferenza di Monaco (dove era stato deciso che i Sudeti sarebbero stati ceduti alla Germania) sventolando l’accordo e convinto di aver vinto perché ha evitato la guerra. Solo una voce fuori dal coro si sente: è di Winston Churchill e dice: “Avevate la scelta fra la guerra e il disonore. Avete scelto il disonore e avrete la guerra”.

Anche la Polonia ha delle minoranze tedesche al suo interno, specialmente a Danzica, che è stata ceduta alla Polonia dopo la sconfitta della Germania nel primo conflitto mondiale. Hitler, attraverso un’eccezionale e agghiacciante opera di propaganda, spiega che bisogna proteggere i tedeschi che vivono in Polonia perché sono una minoranza oppressa: iniziano a girare terribili storie false dell’oppressione polacca contro i tedeschi. All’inizio Francia e Inghilterra cercano di convincere i polacchi a cedere, a dare Danzica a Hitler e tutto ciò che è necessario a evitare una guerra, ma i polacchi non accettano.

Dopo l’invasione della Polonia, Francia e Inghilterra aspettano quattro giorni per dichiarare guerra alla Germania e per quattro giorni Hitler crede di averla scampata di nuovo. Quella volta non fu così e presto scoppiò un’altra guerra su scala mondiale che nessuno voleva, ma che era inevitabile.

Questa digressione storica serve a ricordare che le responsabilità di una guerra non sono mai unilaterali, ma vanno sempre divise con chi per anni non ha agito per stanare i focolai del conflitto. I punti di contatto con l’invasione in Ucraina sono tantissimi e sono agghiaccianti.

La Germania nazista è stata per molto tempo lasciata agire mentre i Paesi europei seguivano la politica dell’appeasement: erano così spaventati dall’idea di un altro conflitto mondiale che fecero di tutto per evitare la guerra, la famosa “pace a tutti i costi”. E quel “a tutti i costi” significò lasciare che Hitler, con la scusa di proteggere le popolazioni di “sangue tedesco”, invadesse prima l’Austria, poi la Cecoslovacchia e poi la Polonia. Quella guerra scoppiò proprio per l’iniziale inazione dei Paesi europei, perché Hitler vide che nessuno muoveva un dito contro di lui né dopo l’annessione dell’Austria né dopo l’invasione della Cecoslovacchia né dopo l’invasione della Polonia. Il collegamento con il presente è immediato e la domanda da porsi è la seguente: l’Europa ha reagito adeguatamente all’invasione della Crimea? La sua inazione ha alimentato le mire espansionistiche di Putin?

Un altro punto di contatto interessante riguarda la propaganda. Proprio come successe sui media tedeschi durante l’occupazione di Austria e Cecoslovacchia, anche in Russia vediamo ora un martellamento mediatico che serve a giustificare le azioni militari. Per di più, le giustificazioni sono identiche a quelle che furono sollevate da Hitler, cioè questioni di salvezza delle popolazioni tedesche (russofone in questo caso) e di colpe che non sono mai interne, ma esterne. Ieri rivolte verso la profonda ingiustizia del Trattato di Versailles, oggi rivolte verso l’Occidente.

Anche ottanta anni fa nessuno voleva la guerra, in particolare l’opinione pubblica. Basti pensare alla difficoltà nel convincere la gente ad andare a combattere i tedeschi appena venti anni dopo la Prima guerra mondiale. Anche noi oggi ci sentiamo paralizzati all’idea di un conflitto e facciamo molti giri di parole per dire che saremmo ben disposti a sacrificare il “tanto” degli altri pur di non vederlo succedere. Ma bisogna anche rendersi conto che spesso non affrontare un problema e far finta che non esista, può renderlo più grande e ingombrante ed è proprio ciò che successe agli albori del secondo conflitto mondiale. È accaduto anche ora?

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