di Gloria Vindigni – Dottoressa in Giurisprudenza

Quando si parla delle persone con disabilità la prima cosa a cui si pensa è che, a causa delle loro minorazioni fisiche, mentali o sensoriali siano persone fragili e bisognose d’aiuto e di tutela. Ciononostante queste persone hanno combattuto e combattono per mostrare le loro abilità e il loro spirito di adattabilità sia come singolo che come collettività.

 Ad oggi si può dire che sono state riconosciute diverse forme di tutela grazie alle quali i diversamente abili possono essere integrati nella scuola, nel mondo del lavoro, nelle attività sportive, nel volontariato ecc.

Se da un lato però le diverse forme di tutela e le varie agevolazioni riconosciute ai disabili hanno permesso loro di prendere parte all’interno della società sviluppando la propria personalità, dall’altro, vi sono problematiche che nonostante le garanzie date dalle norme rimangono tutt’oggi ancora difficili da risolvere.

Alle persone con disabilità è riconosciuta tutela internazionale e nazionale. A livello internazionale, infatti, forse non molti sanno che, a partire del 1981, è stata istituita una giornata dedicata ai diritti delle persone con disabilità, il 3 dicembre.

Il 13 dicembre 2006 è stata emanata la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia con la Legge 3 marzo 2009 n. 18; tale Convenzione, si legge all’art. 1, “nasce con lo scopo di promuovere, proteggere e assicurare il pieno ed eguale godimento di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità, e promuovere il rispetto per la loro inerente dignità”.

L’intento delle Nazioni Unite dunque, non è quello di attribuire nuovi diritti ai disabili ma, al contrario, dar loro la possibilità di godere dei diritti riconosciuti ai loro consociati. La Convenzione, nei cinquanta articoli (oltre ad un preambolo ed un protocollo opzionale) che la compongono, disciplina i vari aspetti che caratterizzano la vita umana nel suo complesso: la salute, l’istruzione, il lavoro, la libertà di espressione, la libertà di movimento, il rispetto per la persona vista sia come singolo sia all’interno della società, il benessere psico-fisico, la giustizia e la alla vita politica sia in forma attiva sia in forma passiva.

All’art.3 garantisce altresì: il rispetto della dignità, l’autonomia individuale, l’indipendenza della persona, la non discriminazione, la piena ed effettiva partecipazione ed inclusione all’interno della società, il rispetto e l’accettazione delle persone con disabilità come parte della diversità umana e dell’umanità stessa, le pari opportunità, la parità di genere, l’accessibilità, il rispetto per lo sviluppo delle capacità dei bambini con disabilità e il rispetto per il diritto dei bambini con disabilità a preservare la propria identità.

A seguito della ratifica della Convenzione il nostro Paese ha istituito l’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità; esso è presieduto dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali ed è composto da quaranta membri effettivi e dieci invitati permanenti, in rappresentanza delle diverse amministrazioni pubbliche e del mondo dell’associazionismo rappresentativo delle persone con disabilità.

L’Osservatorio ha funzioni consultive e di supporto tecnico-scientifico per l’elaborazione delle politiche nazionali in materia di disabilità con particolare riferimento:

  • alla promozione dell’attuazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità;
  • alla predisposizione di un programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità;
  • alla promozione della raccolta di dati statistici e della realizzazione di studi e ricerche sul tema;
  • alla predisposizione della relazione sullo stato di attuazione delle politiche sulla disabilità.

All’interno dell’Osservatorio è istituito un Comitato tecnico-scientifico con finalità di analisi e indirizzo scientifico in relazione alle attività e ai compiti dell’Osservatorio. È composto da un rappresentante del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e da uno del Ministero della Salute, un rappresentante delle Regioni e uno delle Autonomie Locali, due rappresentanti delle Associazioni Nazionali maggiormente rappresentative delle persone con disabilità e tre esperti parte dell’organismo.

Occorre però dire che già prima dell’intervento delle Nazioni Unite, l’Italia aveva provveduto a disciplinare in maniera organica, o quanto meno il più completa possibile, ciò che concerne i diritti delle persone con disabilità con la Legge 5 febbraio 1992 n. 104 rubricata “legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”.

La legge quadro sopra citata si riferisce non solo alle persone diversamente abili ma anche ai loro familiari. Essa, nei suoi quarantaquattro articoli, stabilisce che lo Stato si propone, anzitutto di:

  • garantire il pieno rispetto della dignità umana e dei diritti di libertà e di autonomia
  • promuovere la piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella società
  • prevenire e rimuovere le condizioni invalidanti che impediscono lo sviluppo della persona umana, il raggiungimento della massima autonomia, la partecipazione alla vita della collettività, la realizzazione dei diritti civili politici e patrimoniali
  • persegue il recupero funzionale e sociale della persona affetta da minorazioni fisiche, psichiche e sensoriali e assicura i servizi e le prestazioni per la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle minorazioni, nonché la tutela giuridica ed economica della persona disabile
  • predispone interventi volti al superamento dello stato di emarginazione ed esclusione sociale della persona con disabilità

L’art. 3 della Legge 104/1992 differenzia inoltre i soggetti aventi diritto in base alla gravità della menomazione. Nello specifico, i soggetti indicati nel comma 1 dell’art.3 che presentano una minorazione fisica, psichica o sensoriale tale da causare difficoltà nell’apprendimento, nelle relazioni o in ambito lavorativo dalla quale deriva uno svantaggio sociale o l’emarginazione non sono considerati gravi come chi a causa della minorazione necessita di intervento assistenziale permanente, continuativo e globale; a questi ultimi è riconosciuta al comma 3 la priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici.

Per i soggetti che rientrano nell’art.3 comma 1 sono previsti ammortizzatori sociali ed è prevista la possibilità di dedurre le spese mediche e detrarre i contributi previdenziali e assistenziali; inoltre, sono agevolati nell’acquisto dell’auto e di sussidi tecnici e informatici ed è agevolato l’acquisto/erogazione di ausili medici. Coloro che hanno un’invalidità superiore ai due terzi sono agevolati nella scelta della sede lavorativa e in caso di trasferimento se lavorano nella pubblica amministrazione.

Ai soggetti che rientrano nell’art.3 comma 3 sono riconosciute le stesse garanzie dei soggetti di cui al comma 1, con le uniche differenze che per loro sono previste provvidenze economiche e indennità specifiche ed è possibile, presentando una specifica prescrizione medica, usufruire dell’erogazione di ausili protesi e ortesi a carico del sistema sanitario nazionale.

Sempre all’interno della legge quadro, troviamo disciplinati vari aspetti della vita quotidiana che riguardano i disabili: la riabilitazione e le cure, l’istruzione, il lavoro (congiuntamente a quanto stabilito dalla Legge n.68/1999), il voto, ma anche le possibili agevolazioni fiscali per acquisti di ausili che possono migliorare la qualità della vita, nonché le modalità per l’eliminazione di eventuali barriere architettoniche (a riguardo vi sono stati ulteriori interventi normativi: Legge finanziaria n.41/1986, Legge 13/1989, D.P.R. n. 503/1996, in ultimo un decreto del Ministero dei beni culturali il n.114 del 2008).

Quanto descritto, seppur brevemente, in queste poche pagine è solo “la faccia della norma” perché se, convenzioni e leggi parlano di rispetto della dignità, integrazione, uguaglianza, pari opportunità, non discriminazione delle persone con disabilità, sfortunatamente “la faccia della realtà” mostra i disabili, ancora oggi come soggetti che fanno fatica ad affermare la propria personalità all’interno di una società come quella in cui viviamo.

Difatti, molti diversamente abili si ritrovano quotidianamente a dover fare i conti con le limitazioni poste dall’esterno, vedendosi così pregiudicato il loro diritto ad intraprendere un percorso che li renda autonomi ed indipendenti per poter partecipare attivamente e pienamente alla vita sociale; si pensi ad esempio alle barriere architettoniche, alla difficoltà nell’utilizzare i mezzi pubblici e nel  ricevere un’istruzione adeguata che consenta lo sviluppo delle proprie potenzialità o alla lentezza con cui vengono inseriti nel mondo del lavoro.

La mancanza di corrispondenza tra quanto enunciato dalle norme e quanto effettivamente si riscontra nella realtà è resa evidente con la concreta difficoltà nel realizzare quanto sancito dalle leggi, in quanto sono necessarie una pluralità di persone con competenze differenti che cooperino al fine di garantire il rispetto e il riconoscimento dei diritti alle persone diversamente abili.

 Per far sì che principi come uguaglianza, integrazione, non discriminazione, accessibilità,  piena ed effettiva partecipazione alla vita sociale delle persone disabili possano essere non solo ideali astratti, ma anche concetti applicabili nella vita di tutti i giorni, occorrerebbe, secondo chi scrive, snellire procedure alle quali si devono sottoporre i diversamente abili per ottenere ciò a cui hanno diritto, ma soprattutto, pensare che agire per risolvere le difficoltà davanti alle quali queste persone si trovano, gioverebbe non soltanto a loro ma all’intero genere umano.

Adoperarsi per eliminare le limitazioni individuali, sociali, culturali non solo sarebbe il primo passo verso il rispetto e la piena attuazione dei principi di uguaglianza, non discriminazione, accessibilità, integrazione, autonomia e indipendenza ma renderebbe il mondo a misura di tutti.

Pubblicato da Lexacivis

Lexacivis è un sito a scopo informativo, che porta i cittadini a conoscenza delle leggi a loro più vicine in modo chiaro e semplificato.

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