GUERRA IN UCRAINA: PRIMA APPLICAZIONE DELLA DIRETTIVA N.55 DEL 2001

di Leonardo Pietro Cervesato (Dottore in ingegneria gestionale e redattore di Lexacivis) e Gloria Vindigni (Dottoressa in Giurisprudenza e redattrice di Lexacivis)

Per la prima volta dalla sua nascita, la direttiva europea sulla protezione ed accoglienza temporanea di persone sfollate verrà attivata. L’iniziativa deriva ovviamente dalla crisi legata alla guerra in Ucraina che negli ultimi giorni ha creato enormi flussi di profughi ucraini, per lo più donne e bambini, che per fuggire dagli attacchi si spostano negli stati ad Ovest del conflitto. La direttiva si basa su capisaldi dell’Unione Europea quali unione e collaborazione tra i vari stati nell’intento della graduale realizzazione di uno spazio di libertà, sicurezza e protezione verso legittime richieste di asilo.

Nello specifico, la direttiva 2001/55/CE emanata dal Consiglio dell’Unione Europea il 20 luglio del 2001 detta la disciplina “Delle norme minime per la concessione della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati e della promozione dell’equilibrio degli sforzi tra gli Stati membri che ricevono gli sfollati e subiscono le conseguenze dell’accoglienza degli stessi”.

La direttiva è nata con l’intento di risolvere, a quel tempo, il problema degli sfollati kossovari. Essa si compone di 30 articoli e in particolare all’articolo 2 definisce sfollati i cittadini di paesi terzi o apolidi che hanno dovuto abbandonare il loro paese o regione d’origine o che sono stati evacuati ed il cui rimpatrio in condizioni sicure e stabili risulta impossibile a causa della situazione nel paese stesso (es. persone fuggite da situazioni di guerra/violenza endemica o persone soggette a rischio grave di violazioni sistematiche o generalizzate dei diritti umani); inoltre, un gran numero di sfollati da una determinata zona geografica comporta l’afflusso massiccio, situazione che consente alle persone che si ritrovano in queste condizioni di poter chiedere protezione, per un periodo limitato di un anno con possibilità di rinnovo, allo stato ospitante cessato il quale è possibile rimpatriare nel proprio Paese d’origine o chiedere asilo.

Il fenomeno dell’afflusso massiccio, come specificato dall’articolo 5 è sottoposto ad una verifica da parte del Consiglio il quale decide a maggioranza qualificata dopo aver analizzato la proposta della Commissione, quest’ultima nella sua proposta deve indicare almeno questi elementi:

a) la descrizione dei gruppi specifici di persone cui si applicherà la protezione temporanea;

b) la data di decorrenza della protezione temporanea;

c) una stima della portata dei movimenti degli sfollati.

La decisione del Consiglio si basa:

a) sull’esame della situazione e della portata dei movimenti degli sfollati;

b) sulla valutazione dell’opportunità di istituire la protezione temporanea, tenuto conto della possibilità di attuare aiuti urgenti e interventi sul posto o dell’insufficienza di queste misure;

c) sulle informazioni comunicate dagli Stati membri, dalla Commissione, dall’UNHCR e da altre organizzazioni internazionali.

Nello specifico la decisione del Consiglio indica: la descrizione dei gruppi che saranno sottoposti a protezione, la data di decorrenza della protezione, la capacità recettiva dei vari stati e informazioni fornite dalla Commissione, dall’UNHCR e da altre organizzazioni internazionali competenti; Quest’ultima poi viene comunicata al Parlamento europeo.

Gli Stati membri che scelgono di ospitare gli sfollati sotto protezione temporanea devono operare seguendo il principio di solidarietà con i vari Paesi indicando la loro capacità di accoglienza in termini numerici nonché il punto di contatto nazionale comunicandolo agli altri Stati e alla Commissione ai fini della cooperazione amministrativa.

I singoli Stati devono garantire ai rifugiati assistenza medica e fornire loro i mezzi necessari per l’educazione scolastica, la ricerca di un lavoro e di un’abitazione agevolando l’espletamento delle diverse attività burocratiche. Essi si impegnano a favorire l’eventuale ricongiungimento familiare a seguito dell’afflusso massiccio.

Tuttavia, l’articolo 28 della direttiva indica i casi per cui un soggetto può essere escluso dalla protezione temporanea: quando il soggetto ha commesso un crimine contro la pace, un crimine di guerra o un crimine contro l’umanità, oppure quando ha commesso un reato grave di natura non politica al di fuori dello Stato membro di accoglienza prima della sua ammissione in tale Stato membro in qualità di persona ammessa alla protezione temporanea, infine quando ha commesso atti contrari ai principi alle finalità delle Nazioni Unite.

 La disposizione in esame è stata recepita da tutti gli Stati membri tranne la Danimarca che ha esercitato il diritto di opt out. Essa è entrata nel nostro ordinamento con l’emanazione del decreto legislativo 7 aprile 2003, n.85 rubricato “Attuazione della direttiva 2001/55/CE relativa alla concessione della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati ed alla cooperazione in ambito comunitario” composto da 13 articoli.

Occorre tener presente che, dalla sua emanazione la direttiva non è mai stata attuata: vi è soltanto la richiesta del 2011 fatta dall’Italia che, però, è stata negata. Sarà dunque la prima volta che la direttiva verrà applicata, alla luce anche delle già numerose richieste di paesi europei in tal senso. Una forma di protezione mai utilizzata in precedenza che, come immediata conseguenza, consente di evitare le tradizionali (e farraginose) procedure di richiesta di asilo che rischierebbero di mettere in difficoltà la burocrazia dei singoli paesi coinvolti nell’accoglienza dei profughi ucraini. La scelta di attuare la direttiva, in circostanze così tragiche come quelle che stiamo vivendo, potrebbe inoltre rivelarsi il fattore scatenante per un cambiamento nelle politiche sui migranti dell’intera Unione Europea. 

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