ENERGIA NUCLEARE SOSTENIBILE: UN RITORNO AL PASSATO O UN PASSO VERSO IL FUTURO?

In Italia l’utilizzo dell’energia nucleare terminò nel 1987, quando la popolazione, a seguito del disastro di Cernobyl, venne chiamata al voto per un referendum abrogativo. Oggi l’impiego dell’energia nucleare torna in discussione, soprattutto, dopo che il Parlamento ha approvato un Disegno di Legge Delega al governo per stabilire la nuova normativa unitaria sul tema.

Il referendum abrogativo del 1987 e quello del 2011: l’abbandono del nucleare in Italia

Tra gli anni settanta e ottanta il nostro Paese aveva varato il Piano Energetico Nazionale (PEN) che prevedeva di ridurre l’utilizzo dei combustibili fossili e di conseguenza l’importazione da altri Paesi, introducendo l’energia nucleare e prevedendo la costruzione di diverse centrali nucleari in molte regioni italiane.
L’incidente nella centrale americana nel 1976 e lo scoppio della centrale nucleare di Cernobyl, avvenuto nell’aprile del 1986, scatenarono l’opinione pubblica che iniziò a manifestare contrarietà all’utilizzo del nucleare in Italia.
L’8 e il 9 novembre 1987 gli italiani vennero, così, chiamati alle urne per decidere su tre quesiti referendari relativi norme che favorivano la localizzazione e la costruzione delle centrali nucleari.
Il primo quesito abrogativo riguardava la compensazione economica degli enti che ospitavano centrali nucleari; il secondo quesito puntava ad impedire a Enel la partecipazione ad accordi e trattative per la costruzione di centrali all’estero; il terzo e ultimo quesito chiedeva di abrogare la norma che consentiva al Comitato Interministeriale per la Programmazione Energetica (CIPE) di decidere sulla localizzazione delle centrali in caso di mancato accordo regionale.
Il referendum vide la vittoria del sì con circa il 65% di affluenza. Tale risultato portò così il Governo e il Parlamento ad interrompere il Piano Energetico Nazionale e a convertire, se non addirittura spegnere, le centrali nucleari attive in quegli anni.

La storia si ripete ciclicamente si sa, ed ecco che nel 2008, al presentarsi dell’ennesima crisi petrolifera si pensò ad una fonte di energia alternativa che ci consentisse di essere indipendenti. Nel 2011, gli italiani vennero infatti nuovamente chiamati alle urne per decidere nuovamente sull’utilizzo del nucleare nel nostro Paese.
Il disastro di Fukushima, avvenuto nel marzo del 2011, riaccese il dibattito politico-sociale in Italia e orientò il voto del secondo referendum verso il sì all’abrogazione delle norme energetiche del 2008 che prevedevano il ritorno all’utilizzo dell’energia nucleare e la conseguente costruzione di centrali.
Anche queste votazioni ottennero un’affluenza molto alta, più del 54%.

Il ritorno dell’energia nucleare in Italia: i prossimi passi

Nonostante la chiara presa di posizione del nostro Paese verso il no all’energia nucleare, va detto che il dibattito non si è però mai concluso definitivamente, anzi dopo quasi quarant’anni dal primo referendum, il Parlamento ha approvato un Disegno di Legge Delega 29 settembre 2026 n. 169 sul nucleare sostenibile.
La scelta di puntare nuovamente sull’energia nucleare è dettata dal fatto che la ricerca e le nuove tecnologie differenziano tale fonte energetica rispetto al passato.
L’utilizzo di diverse fonti energetiche (rinnovabili, gas e nucleare) consentirebbe al nostro Paese di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione previsti dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) nel 2050.

Il Governo dunque, in quanto organo delegato, dovrà procedere attraverso uno o più decreti in modo tale da avere una disciplina organica; l’esecutivo dovrà infatti definire l’utilizzo delle nuove tecnologie (reattori modulari e rettori avanzati), dovrà regolamentare il ciclo di vita (produzione, utilizzo, fabbricazione e smantellamento), dovranno poi essere individuati i territori tenendo conto anche dei rischi sismici e idrogeologici, infine dovranno essere definite le modalità di controllo.
Il Ministero dell’Ambiente e Sicurezza Energetica (MISE) prevede il funzionamento delle centrali nucleari italiane a partire dal 2033.

Gloria Vindigni

Direttrice Lexacivis

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