In data 12 gennaio 2021, il Consiglio dei Ministri ha approvato la proposta del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che sarà inviata alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica al fine di acquisirne le valutazioni.

Tale Piano dovrà dare attuazione del programma Next Generation EU, varato dall’Unione europea per integrare il Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2021-2027 alla luce delle conseguenze economiche e sociali della pandemia da COVID-19.

Il rilancio del Paese, stando a quanto definito nel Piano, si basa su obiettivi di policy e interventi connessi ai tre assi condivisi a livello europeo: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, inclusione sociale.

Il Piano consente di affrontare le trasformazioni imposte dalla transizione ecologica e digitale, richiedendo una collaborazione tra pubblico e privato. Inoltre, con un approccio trasversale e integrato, si intende rafforzare il ruolo della donna e contrastare le discriminazioni di genere, puntando altresì all’accrescimento delle competenze, della capacità e delle prospettive occupazionali dei giovani, al riequilibrio territoriale e allo sviluppo del Mezzogiorno. Si tratta di priorità non interventi che non saranno circoscritti in specifiche componenti, ma implementati in modo trasversale.

Il Piano si articola in sei missioni:

  • digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura;
  • rivoluzione verde e transizione ecologica;
  • infrastrutture per una mobilità sostenibile;
  • istruzione e ricerca;
  • inclusione e coesione;
  • salute.

Le risorse complessivamente stanziate nelle sei missioni del PNRR sono pari a circa 210 miliardi di euro. Di questi, 144,2 miliardi finanziano “nuovi progetti” mentre i restanti 65,7 miliardi sono destinati a “progetti in essere”.

Con l’approvazione di questo Piano il Governo intende massimizzare le risorse per gli interventi pubblici, per una quota maggiore al 70%, mentre il 21% degli incentivi è destinato agli investimenti privati.

Con le risorse nazionali del Fondo di sviluppo e coesione 2021-2027 non ancora programmate, è stato possibile incrementare gli investimenti di circa 20 miliardi per nuovi progetti in settori importanti, tra cui la rete ferroviaria veloce, la portualità integrata, il trasporto locale sostenibile, la banda larga e il 5G, il ciclo integrale dei rifiuti, l’infrastrutturazione sociale e sanitaria del Mezzogiorno.

I singoli progetti sono stati selezionati secondo criteri volti a concentrare gli interventi su quelli trasformativi che hanno un maggior impatto sull’economia e il lavoro.

Gli stessi criteri sono anche alla base dell’individuazione e della definizione dei “progetti in essere” e dei “nuovi progetti”;

Il primo 70% delle sovvenzioni sarà impiegato entro la fine del 2020 e speso entro la fine del 2023, mentre, il restante 30 % sarà speso tra il 2023 e 2025. Nei prossimi tre anni la maggior parte degli investimenti e dei “nuovi progetti” sarà sostenuta dalle sovvenzioni, invece tra il 2024-2026 la quota maggiore dei finanziamenti per i progetti aggiuntivi arriverà dai prestiti.

Gli effetti complessivi degli investimenti, dei trasferimenti, degli incentivi e delle riforme potranno essere stimati soltanto quando i dettagli dei progetti e delle relative riforme saranno pienamente definiti.

G. V.

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