BREVETTI E NUOVE TECNOLOGIE: ONE-CLICK SHOPPING AMAZON

di Leonardo Pietro Cervesato – Dottore in Ingegneria Gestionale e redattore di Lexacivis

PRINCIPI DEL BREVETTO

Il brevetto è un’istituzione giuridica che nasce con due principali obiettivi: tutelare l’azienda o la persona fisica che ha conseguito l’invenzione, e promuovere il progresso tecnologico.

La tutela nei confronti del titolare di brevetto assicura una protezione dalla concorrenza rendendo illecite copie o contraffazioni dell’oggetto brevettato. Questo incentiva le aziende che, per ottenere risultati nuovi ed innovativi, virtuosamente sostengono costi di ricerca e sviluppo.
Il brevetto infatti vuole evitare che i concorrenti approfittino di “faticosi” risultati altrui senza sostenere costi ma semplicemente copiando il risultato. La brevettazione, quindi, premia gli sforzi, in termini di investimenti in ricerca e sviluppo, sostenuti dall’azienda possedente il brevetto, assicurandole una protezione dalla concorrenza.

Il brevetto è quindi, di fatto, un monopolio legalizzato. Il monopolio è quella forma di mercato in cui l’assenza di concorrenza permette al monopolista di ottenere i massimi profitti possibili dalle vendite: dal punto di vista del valore complessivo dell’economia, è la forma peggiore per un mercato, opposto alla concorrenza perfetta, che invece permette di raggiungere il massimo valore collettivo. Quello del brevetto è uno dei pochi casi in cui il legislatore non solo non ostacola, ma addirittura tutela un’azione di monopolio sull’economia.

La concessione brevettuale, però, ha un termine di validità oltre il quale poi a chiunque è permesso di copiarne l’oggetto e utilizzarlo per farne dei profitti: durante questo tempo l’azienda titolare può, grazie all’intero mercato a disposizione, rientrare negli investimenti sostenuti per il conseguimento dell’idea.

Il brevetto, inoltre, promuove il progresso tecnologico: da una parte incentiva le imprese ad investire in innovazione, dall’altra obbliga i titolari di brevetti a divulgare, scaduti i termini della licenza, la tecnologia e le sue specifiche. Questo permette alle altre aziende di poter adottare la tecnologia che precedentemente era protetta dal brevetto ed avanzare quindi in termini di innovazione.

BREVETTI E NUOVE TECNOLOGIE

I brevetti nascono, in origine, per esigenze legate al mondo dell’agricoltura, per poi trovare pieno utilizzo, applicazione e utilità nel mondo industriale tradizionale. Inevitabilmente, però, la legislazione in materia brevettuale ha dovuto e deve costantemente svilupparsi parallelamente alle nuove tecnologie e ambiti industriali, trovando, negli anni, non poche questioni culturali e sociali da dover affrontare.
Le leggi in materia brevettuale “funzionano” molto bene negli ambiti tecnologici maturi, mentre per quelli più nuovi emerge costantemente il dibattito se abbia senso o meno concedere la possibilità di brevettare.

Uno dei temi ad oggi più discussi, riguarda la brevettabilità del software.

Si può brevettare il software? La risposta non è univoca. Negli Stati Uniti il software è brevettabile, mentre in Europa non lo è.
Nel nostro continente si è giunti a questa conclusione dopo un lungo dibattito e le principali ragioni della decisione riguardano le possibili conseguenze sul mercato dei beni. Chi era contrario, infatti, sosteneva che quello del software fosse un ambito strutturalmente diverso da quello industriali tradizionali e dunque, nel caso del software, una volta concessa la possibilità del brevetto solo i big del settore ne avrebbero tratto vantaggio, eliminando definitivamente le possibilità delle piccole imprese. Inoltre, essendo il software una tecnologia soggetta tipicamente ad un’innovazione di tipo incrementale (e non radicale), la concessione del brevetto avrebbe costruito enormi barriere all’entrata per i futuri potenziali player del mercato.

Di contro, però, in Europa è possibile brevettare una computer implementable invention: si tratta di un software che però abbia, come requisito, un impatto sulla vita reale. A titolo di esempio, è possibile brevettare in Europa il software che controlla il movimento di un braccio robotizzato, o quello che gestisce l’interfaccia utente di uno smartphone, poiché il loro utilizzo implica ho uno scambio con il mondo fisico. L’algoritmo che gestisce le transazioni finanziarie e bancarie, invece, non lo è.

IL CASO 1-CLICK PATENT DI AMAZON

Un altro argomento di dibattito in tema di brevettabilità è quello dei business methods, ovvero metodi e algoritmi creati per generare valore sul mercato.

Un celebre esempio è quello di 1-click shopping di Amazon, ovvero la possibilità, durante lo shopping on line, di procedere all’acquisto del bene tramite un solo clic, evitando di mettere l’oggetto nel carrello e poi fare il check-out dal carrello, procedimento più lungo che ovviamente diminuisce le vendite per Amazon.

Su concessione dell’ufficio brevetti degli Stati Uniti nel settembre del 1999 Amazon ottenne la licenza di brevetto per la propria invenzione del 1-click shopping.

Barnes & Noble, il più grande venditore al dettaglio di libri degli Stati Uniti e allora concorrente di Amazon, reputando il brevetto non valido lo imita, infrangendo così le leggi in materia di proprietà intellettuale e cadendo, volutamente, nella contraffazione. Amazon decise così di denunciare la contraffazione e la disputa si spostò nelle aule di tribunale.

LA CAUSA

La causa era incentrata sulla validità del brevetto: Barnes & Noble, infatti, ammetteva di aver imitato Amazon, ma sosteneva di aver imitato una cosa che concettualmente non era brevettabile, violando quindi un brevetto non valido e non commettendo illecito di contraffazione.

I motivi sostenuti da Barnes & Noble durante la causa, conclusasi poi nel 2002, erano molteplici.

In primo luogo, Barnes & Noble sosteneva che l’oggetto della brevettazione era poco significante, senza carattere innovativo e non assimilabile ad un vero processo o ad un elemento brevettabile.
Il giudice respinse questa argomentazione.
La domanda di brevetto, quando viene presentata, deve rispettare diversi requisiti per essere presa in esame ed eventualmente accettata. Nel caso del 1-click patent, la domanda presentata da Amazon conteneva una dettagliata descrizione del funzionamento del processo, con precise rivendicazioni tecniche a comporre il corpo del brevetto. Si trattava, dunque, di una precisa descrizione tecnica del processo che veniva (e viene tutt’ora) realizzato.

Barnes & Noble, inoltre, sosteneva il brevetto di questo presunto business method costituisse un precedente che avrebbe allargato troppo il confine del brevettabile.
Anche questa argomentazione venne respinta: se il brevetto come istituzione giuridica venne introdotto per difendere il progresso nei comparti dell’universo economico, e nel mondo di oggi è evidenza che tutta economia sia quasi interamente basata sui servizi, e dunque anche all’industria dei servizi necessita delle stesse tutele assicurate ai settori ed attività dell’industria tradizionale.

Infine, Barnes & Noble sosteneva che Amazon non avesse fatto attività di ricerca e sviluppo per ottenere il risultato dell’implementazione del 1-click, non avesse quindi sostenuto i costi degli investimenti in questo senso e non fosse dunque lecito garantirgli una protezione legale dalla concorrenza.
Oggettivamente Amazon non aveva sostenuto significativi costi per questa innovazione, nonostante avesse avuto un’idea produttiva ed innovativa per il mondo del business to consumer.
Amazon rispose, convincendo i giudici, che questa non fosse un’argomentazione valida per la causa in atto.
La spesa per lo sviluppo di nuove idee e tecnologie non è un prerequisito per brevettare. Il brevetto, come istituto, ha l’obiettivo di incentivare la ricerca e lo sviluppo, in generale, ma non implica che nei casi specifici questo debba avvenire.

Gli investimenti sostenuti per arrivare ad un’idea con carattere innovativo ed eventualmente brevettabile sono uno dei principali motivi per cui esiste l’istituto della brevettazione. Questi costi sostenuti nella ricerca e sviluppo, inoltre, per la maggior parte dei casi sono l’unica e necessaria strada da percorrere per giungere all’innovazione, ma non costituiscono un requisito per la concessione del brevetto, né nel cento per cento dei casi sono un percorso necessario.

Dal punto di vista sociale spesso vengono confusi ed uniti due concetti in realtà ben distinti: il diritto alla proprietà di un bene, e lo sforzo sostenuto per ottenere quella proprietà. La proprietà di un bene implica stessi diritti per il proprietario, sia nel caso in cui il egli abbia sostenuto ingenti sforzi per ottenere quella proprietà, sia nel caso in cui per fortuna, intelligenza, arguzia o qualsiasi altro motivo, gli sforzi siano stati minori.

In conclusione, quindi, il giudice diede ragione ad Amazon, Barnes & Noble perse la causa e fu costretto a pagare i danni per la contraffazione, smontare il sistema 1-click shopping dai propri siti e crearne uno nuovo, diverso da quello già brevettato.

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