I RIDER E LA MANCANZA DI UNA TUTELA CONTRATTUALE EFFETTIVA

di Gloria Vindigni – Dottoressa in Giurisprudenza e redattrice di Lexacivis

Tutti noi acquistiamo cibo od oggetti di vario genere utilizzando le applicazioni sul cellulare che ci permettono poi di poter ricevere direttamente a casa quanto ordinato.

Oggi i rider sono per lo più studenti, over 40 od immigrati che per ragioni diverse scelgono, muniti di bicicletta o motorino, di girare in lungo e in largo le città per effettuare le consegne e fanno del ricavato l’unica fonte di retribuzione. Per tale motivo, quello del ciclofattorino non può essere considerato un “lavoretto” e richiede maggiori tutele.

Ma che tipo di lavoro è quello dei rider? Che tipo di tutela è riconosciuta a questa categoria di lavoratori?  Occorre constatare che la normativa attuata nel nostro Paese non è ben definita: sono applicati dei contratti ma anche delle sentenze.

I rider vengono retribuiti in base al numero di consegne effettuate: nello specifico il lavoratore viene valutato attraverso un algoritmo che lo geolocalizza 24 ore su 24 e stabilisce come, dove e quando fare la consegna. Questo sistema del “più pedali più guadagni” risulta discriminatorio e lesivo dei diritti (come il diritto alla salute o il diritto allo sciopero) dei lavoratori nel mondo digitale in quanto non tiene conto delle esigenze personali e sociali del singolo lavoratore.

Dal 2020 in Italia è stato stipulato un CCNL rider tra UGL e AssoDelivery volto a tutelare i lavoratori autonomi del settore delivery. Tale contratto prevede: compensi minimi e indennità integrative, incentivi, premi dopo un certo numero di consegne, fornitura gratuita dei dispositivi di sicurezza, obbligo di formazione specifica e copertura assicurativa.

Pur riconoscendo che il CCNL rider rappresenta un passo avanti nel tutelare lavoratori delle piattaforme digitali, bisogna segnalare che esso non viene applicato da tutte le società di delivery (alcune infatti applicano il CCNL logistica)aprendo così delle controversie giudiziarie, ultima quella del Tribunale di Firenze.

Quest’ultimo, difatti, ha stabilito con un’ordinanza la cessazione del contratto nazionale riconoscendo, da parte di Deliveroo un comportamento antisindacale nei confronti dei lavoratori che non hanno aderito al contratto stipulato tra UGL e AssoDelivery.

Con tale pronuncia il giudice ha dichiarato inefficaci i licenziamenti dei lavoratori, in quanto tale decisione non è stata preceduta da nessun atto informativo e invitando di conseguenza la società ad avviare le procedure di confronto e di informazione con i sindacati previste per i contratti collettivi.

Di recente anche la Commissione europea ha avanzato proposte al fine di regolarizzare lo status dei ciclofattorini come lavoratori dipendenti e non come lavoratori autonomi.

La Direttiva proposta prevede diversi criteri utili a classificare i rider come lavoratori subordinati:

  1. La piattaforma deve determinare la retribuzione
  2. La piattaforma deve determinare la presentazione del rider al committente
  3. Il controllo dei risultati della prestazione
  4. L’organizzazione dell’attività da parte della piattaforma
  5. Lavorare per una sola piattaforma

Sempre secondo la Direttiva bastano solo due dei criteri suddetti per essere definiti lavoratori dipendenti.

Essa, inoltre specifica che l’onere della prova è invertito ovvero spetta all’impresa dimostrare di avere quei dipendenti evitando così attività burocratiche dal costo elevato a carico del lavoratore.

Ricordiamo però che quella della Commissione è attualmente una proposta che deve ancora concludere l’iter normativo di due anni e che se tale proposta venisse definitivamente approvata poi toccherà ai singoli Stati recepirla, atto quest’ultimo che in un Paese come il nostro potrebbe richiedere un tempo assai più lungo.

Pertanto, la ricezione della normativa sarebbe un’azione auspicabile e che, ad oggi, in presenza di un grande vuoto normativo e di continue sentenze, si rende sempre più necessario che il Ministro del lavoro intavoli un momento d’incontro per tutelare effettivamente questa categoria di lavoratori, alla luce del continuo mutamento delle piattaforme digitali.

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