I MINORI E LA RETE: TRA LIBERTÀ E CONTROLLO

di Gloria Vindigni – Dottoressa in Giurisprudenza e redattrice di Lexacivis

Oggi abbiamo a disposizione numerosi mezzi di comunicazione, i quali grazie ad Internet ci consentono di comunicare, conoscere e divulgare una notizia con estrema facilità e rapidità.

Ogni mezzo di comunicazione ha le sue regole ma queste non sempre sono comprese in modo chiaro e diretto dagli utenti, siano essi adulti, giovani o bambini.

A tal proposito si parla di “cittadinanza digitale”, termine con una accezione non unicamente giuridica ma anche psicologica, pedagogica, sociologica, tecnologica ecc., che indica le norme di comportamento nonché la capacità di un individuo di essere partecipe, in modo attivo e responsabile della realtà sociale online.

I giovani non ancora maggiorenni, da considerarsi soggetti fragili, in quanto non hanno ancora raggiunto il pieno sviluppo psicofisico, devono essere appositamente informati e costantemente monitorati per comprendere al meglio quali sono i benefici e i rischi ai quali vanno in contro, tant’è vero che si parla di educazione digitale.

Essa vede coinvolti in primis i genitori, in quanto soggetti giuridicamente preposti all’educazione e all’obbligo di vigliare sui figli anche durante l’utilizzo dei mezzi telematici, la scuola e le istituzioni.

Ma i minori vanno soprattutto tutelati, difatti il GDPR al considerando n. 38 stabilisce che tali soggetti debbano avere una protezione specifica dei loro dati personali e della loro circolazione sul web al fine di prevenirne un utilizzo negativo e la commissione di reati come l’adescamento, la pedopornografia e il cyberbullismo.

 Inoltre, bisogna tener presente che il nostro Garante della privacy, in linea con la normativa europea, ha fissato il limite d’età per il quale i minori possono prestare il loro consenso per fruire dei servizi Internet; nello specifico l’età per il consenso digitale è fissata a 14 anni. Questo limite però può essere facilmente aggirato indicando una data di nascita differente dalla propria accedendo così ai social network o ai siti online con totale libertà.

Questa è solo una delle tante problematiche legate alla tutela della privacy e all’utilizzo di internet da parte dei minori per la quale il garante ha stabilito che è compito dei fornitori dei servizi verificare la veridicità del consenso datogli. Per questo motivo, in caso di falsa dichiarazione è prevista una sanzione amministrativa.

Per far fronte in maniera definitiva a queste falle normative servirebbe un intervento da parte del legislatore che tuteli maggiormente i minori.

Un esempio è dato dal Regno Unito dove di recente è entrato in vigore il Children’s Code, un codice contenente una serie di principi per i prestatori di servizi (social network, siti, app ecc.) volti a tutelare i minori.

 Tale regolamento sancisce:

  • L’interesse superiore del bambino;
  • La valutazione dell’impatto sulla protezione dei dati;
  • Le applicazioni adeguate all’età;
  • La trasparenza;
  • Il divieto dell’uso dannoso dei dati;
  • Impostazioni predefinite;
  • La minimizzazione dei dati;
  • La condivisione dei dati;
  • La localizzazione;
  • Il controllo dei genitori;
  • La profilazione;
  • Il divieto di incoraggiamento;
  • Dispositivi connessi per garantire i loro diritti e la protezione dei dati.

Esso non si discosta molto da quanto già sancito nel GDPR, del quale può essere considerato norma integrativa, ma vuole indirizzare i fornitori a servizi suddivisi in fasce d’età oltre che un differente approccio con i possibili rischi.

L’adeguamento a queste nuove norme è avvenuto con modalità differenti, da un lato i fornitori dei servizi hanno scelto di rendere privati i profili dei minori di 16 anni o hanno chiesto loro di decidere a chi rendere visibili i contenuti suoi profili personali, dall’altro lato invece si è chiesto di limitare, con interventi ad hoc, l’accesso a contenuti che potrebbero essere lesivi.

Il Children’s Code rappresenta sicuramente un passo avanti in tema di tutela dei minori che navigano su internet, tuttavia esso è applicabile solo nei confronti dei minori del Regno Unito.

 In Italia pur riconoscendo l’importanza dell’utilizzo di uno strumento come internet per favorire la libertà di espressione e di socializzazione dei più giovani, la normativa sulla tutela della privacy di tali soggetti risulta essere lacunosa e inadeguata a fornire protezione in un mondo in continua evoluzione come quello digitale.

Occorrerebbe dunque un ulteriore intervento normativo che rafforzi non solo il controllo, ma la libertà d’espressione ed informazione dei giovani, i quali hanno dimostrato in una recente analisi di essere poco consapevoli (rispetto ai coetanei europei) dei mezzi digitali pur utilizzandoli ormai quotidianamente.

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