IL TRIBUNALE DI ROMA RICONOSCE LA DICITURA “GENITORE” SULLA CARTA D’IDENTITÀ ELETTRONICA: L’ESECUTIVO PERÒ NON ACCOGLIE IL CAMBIAMENTO

di Martina Benvenuto, praticante Avvocato e Vicepresidente di Lexacivis

Il Tribunale Civile di Roma, Sezione XVIII, con l’ordinanza n. 39385 del 9 settembre 2022, accogliendo il ricorso di due madri, rispettivamente, biologica e adottiva di una bambina, presentato contro il Comune di Roma e il Ministero dell’Interno, ha stabilito che le due donne devono essere entrambe identificate sul documento di riconoscimento della minore con la generica dicitura ‘genitore’.

A dare il via alla vicenda giudiziaria è stata la richiesta, avanzata dalle due donne, mirata ad ottenere l’emissione di una carta d’identità elettronica a nome della figlia, con l’indicazione dei loro nominativi con la qualifica di ‘madre’ e di ‘madre’, o, in alternativa, con la dicitura neutra di ‘genitore’.

Il Comune di Roma aveva replicato che era impossibile accogliere l’istanza, poiché le specifiche tecniche del programma informatico per l’emissione della carta d’identità prevedono, in conformità con quanto disposto dal Decreto Ministeriale del 31 gennaio 2019 dell’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini, esclusivamente la dicitura ‘padre’ e ‘madre’ per la compilazione dei campi contenenti i nominativi dei genitori del minorenne.

Così le due donne, tramite i loro legali, hanno deciso di rivolgersi dapprima al T.A.R. Lazio, il quale ha declinato la propria giurisdizione, spiegando che la competenza spettava al Tribunale Ordinario.

Così il Tribunale Civile di Roma ha ritenuto fondata la richiesta delle due madri, sostenendo che “non vi è una base giuridica per sostenere l’obbligo di nominare espressamente, in ogni circostanza ed a qualsiasi fine, un ‘padre’ ed una ‘madre’”, e che “non a caso, è la Costituzione a parlare di ‘genitori’ e non già di ‘padre’ e ‘madre’”.

 Il Giudice ha sostenuto che, nel caso di specie, in cui era intervenuta una sentenza definitiva di adozione della bambina da parte della compagna della madre biologica, è innegabile “il diritto delle due donne, giuridicamente riconosciute come genitrici della bambina, a vedersi identificate nella carta d’identità della figlia, in modo conforme alla loro identità sessuale e di genere, o, comunque, in termini neutri”.

L’indicazione, nel documento di identità della minorenne, della madre adottiva con una qualifica (padre) difforme dalla sua identità sessuale e di genere costituirebbe un’ingerenza nel suo diritto al rispetto della vita privata e familiare.

Ed è altresì doveroso, continua il Giudice nell’ordinanza, riconoscere “il diritto della minore ad una corretta rappresentazione della sua situazione familiare, come figlia – naturale e giuridica – di due donne, quindi di due madri, o, comunque, di due genitori”, e di vedersi quindi correttamente riconosciuta la propria identità familiare.

Per completare il quadro, il Giudice osserva che sarebbe peraltro configurabile il reato di falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atto pubblico, in capo al funzionario che attesti la qualifica di ‘padre’ ad una donna, essendo la carta d’identità un documento con valore certificativo, destinato a provare l’identità personale del titolare, che deve rappresentare in modo esatto quanto risulta dagli atti dello stato civile di cui certifica il contenuto.

Quindi, un documento che sulla base di un atto di nascita dal quale risulta che una minore è figlia di una donna ed è stata adottata da un’altra donna, indichi invece una delle due donne come ‘padre’, contiene una rappresentazione alterata, e perciò falsa, della realtà.

L’ordinanza si conclude, dunque, con la disapplicazione del Decreto Salvini del 31 gennaio 2019 che stabilisce i termini e le modalità di compilazione della C.I.E., dichiarando che tale atto amministrativo, oltre a violare le norme comunitarie ed internazionali, è illegittimo per manifesto eccesso di potere.

Da diversi mesi si attendeva un intervento dell’Esecutivo sul punto e nei giorni scorsi la decisione è arrivata: il Governo, contrariamente a quanto deciso dal Tribunale, ha confermato il contenuto del Decreto Salvini del 2019, bloccando le qualifiche neutre di “genitore” sulla carta d’identità.

Il 27 dicembre scorso, la Ministra della Famiglia e delle Pari Opportunità Eugenia Roccella, riconoscendo all’ordinanza del 9 settembre valore “individuale” per il caso di specie, ha confermato che sulla carta d’identità rimarrà scritto madre e padre, aggiungendo che le coppie formate da due mamme o due papà, nel caso in cui lo volessero, potrebbero “sempre fare ricorso“.

Al momento, dunque, nonostante la decisione del Tribunale di Roma, il Governo non ha intenzione di modificare la Legge in materia, ferma restando la possibilità per le coppie di ricorrere ai Tribunali competenti per territorio, con le lungaggini, i rischi e i costi che tale scelta comporta.

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